«L’Europa siamo noi e quindi non ha colpe»: il ministro Moavero si sacrifica sull’altare della Merkel

La difesa è strenua, «non bisogna colpevolizzare l’Europa perché l’Europa siamo noi». Il ministro Moavero finge di non sentire e di non capire, si chiude in trincea e magari sogna l’abbraccio con la Merkel. La via del risanamento è stretta ed è evidente che le regole di Bruxelles stridono con la necessità di rilanciare l’economia e di creare posti di lavoro. Così com’è evidente che la crisi italiana è stata peggiorata dalle “pretese” europee. «La cosa peggiore dopo molte riunioni dei ministri a livello europeo – ha detto il ministro per gli Affari europei Moavero nel corso di un “dialogo con i cittadini” che si è svolto a Trieste – è che si torni a casa dicendo: queste misure me le ha imposte l’Europa. L’Europa siamo noi e questo modo di colpevolizzare l’Europa non è un buon servizio.  Serve una educazione civica nazionale ed europea». Una tesi da rispedire al mittente. Ignazio La Russa reagisce, proprio nel rigore dell’Europa c’è la causa delle mancate politiche di sviluppo che sarebbero necessarie all’Italia. «Il ministro Moavero, un ex euroburocrate astratto, – ha detto –  ci invita a non colpevolizzare l’Europa per il disastro economico sociale. Ma tutta la dottrina economica e almeno tre premi Nobel ci dicono che il feticcio del rigore ha portato i popoli europei a una dura recessione. L’Italia ha versato 53 miliardi per i fondi salvastati, una cifra mostruosa che ha giovato solo alle banche tedesche esposte con Atene. L’Europa oggi è diretta da interessi lontani e opachi. Come si fa a non colpevolizzare questa Europa lontana dai popoli e dai loro problemi?». Argomentazioni che sono in molti a condividere e che nel corso dei prossimi anni sono destinate a trovare sempre maggiore consenso. La politica del Fiscal compact, infatti, dal 2014 ci costringerà a 50 miliardi di tagli l’anno.