L’Africa può attendere, Veltroni verso la direzione dell’Unità. Come ventuno anni fa…

Nostalgia canaglia. Walter Veltroni potrebbe tornare al suo primo amore, una scrivania da direttore all’Unità al posto di Claudio Sardo, bersaniano di ferro in procinto di fare le valigie. Una sostituzione «ineluttabile» ha confessato Sardo a Bersani per sentirsi rispondere “Così è la vita”. Dal 1 ottobre dovrebbe succedergli Luca Landò, un direttore pro-tempore in attesa del gran rientro di Veltroni che ha dato l’addio al Parlamento e da mesi si sta guardando in giro. Insomma le lancette dell’orologio dell’ex sindaco di Roma che sogna un partito cool guidato dal giovane Matteo Renzi potrebbero tornare indietro di vent’anni. Proprio agli albori del ventennio berlusconiano, una beffa del destino. Veltroni è stato al timone del quotidiano fondato da Antonio Gramsci dal 1992 al 1996 con una linea equilibrista a colpi di “ma anche” che passò alla storia per due interviste nella prima settimana all’allora potentissimo segretario Dc, Ciriaco De Mita, e per i gadget, le videocassette di film rari e la ristampa delle figurine Panine vedute in allegato. Una rivoluzione che gli attirò critiche e  simpatie e fece lievitare le vendite. Con la privatizzazione del quotidiano e l’entrata di Alfio Marchini e Giampaolo Angelucci dovette far spazio a un esterno l’editorialista di Repubblica, Mino Fuccillo. Oggi il gran rientro non è solo una voce, le trattative sarebbero a buon punto anche se l’operazione prevede un nuovo piano di investimenti per il quotidiano italiano che maggiormente beneficia dei finanziamenti pubblici riservati all’editoria di partito. L’amministratore delegato non conferma e non smentisce: non si parla di cambi di direttori che non sono ancora avvenuti. Walter l’amerikano in queste ore è a Mosca per un’intervista a Gorbaciov per il suo film su Enrico Berlinguer in uscita per i trent’anni dalla morte. E da lì si prepara: del resto non ha mai smesso di interessarsi al “suo” giornale, a lui si deve nel 2008 la scelta di Concita De Gregorio al posto di Padellaro che scatenò l’ira di Travaglio. Il suo ritorno è perfettamente in linea con l’ormai certa svolta renziana del Nazareno, visto che Veltroni con assist e consigli paterni è uno dei suoi più convinti sostenitori contro l’establishment garante dello status quo. Il cinefilo Walter si scalda i muscoli per tornare al giornalismo da protagonista e garantire una piazza sicura al “nuovo che avanza”. Il continente nero dovrà fare a meno di lui. Del resto solo i cretini non cambiano idea. «Non so quanto tempo mi impegnerà l’incarico di sindaco– diceva nel 2001 – ma comunque a un certo punto finirà e invece di diventare uno di quei politici per i quali si cerca un posto in un consiglio di amministrazione, vorrei dedicarmi alla questione dell’Africa».