La vittoria della Cancelliera tedesca ci interroga sul modello di destra da adottare

La larga vittoria di Angela Merkel alle elezioni tedesche porta come conseguenza anche un supplemento di riflessione per chi sta dibattendo su quale destra costruire o ricostruire dopo la nascita di Forza Italia e le novità che comunque a breve saranno determinate dall’evoluzione della storia personale di Silvio Berlusconi.

In Germania ha vinto una destra che in Italia non si vede dal 1876, da quando Cavuor e Minghetti completarono l’unità d’Italia e garantirono il pareggio di bilancio. Nei successivi 137 anni che ci hanno portato alla situazione attuale la destra spesso si è inabissata o si è nascosta in esperienze politiche diverse. Il Fascismo è stata un’esperienza certamente trasversale al concetto di destra e sinistra, poi per quasi mezzo secolo la destra era nascosta nella Democrazia cristiana, infine è arrivato il berlusconismo, che si colloca più nell’alveo della destra populista e anti-sistema che in quello della destra che si richiama all’Europa e ai suoi fondatori.

C’è da chiedersi quindi se è più destra quella tedesca o quella italiana e la vittoria della Merkel, aggiunta alla situazione economico-sociale della Germania, fa pensare che la vera destra sia quella teutonica. È infatti più di destra essere europeisti che essere euroscettici, è più di destra predicare il rigore che incitare alla protesta contro regole rigide indispensabili, è più di destra garantire davvero lo stato sociale a chi ne ha diritto che prometterlo a tutti senza riuscire ad offrirlo o facendolo a spese di altri. La vittoria di Angelona, insomma, dimostra che la destra deve vincere interpretando il rigore ed imboccando la strada delle riforme strutturali senza le quali l’economia e il welfare italiano non si aggiusteranno mai.

In Germania le aziende pagano l’elettricità circa il 30% in meno dei nostri imprenditori, per non parlare del risparmio di circa due punti e mezzo sugli interessi quando accedono al credito e della minore pressione fiscale. A Berlino le famiglie possono comprar casa pagandola un terzo rispetto a Roma e chi vive in affitto può contare su canoni calmierati. Per non parlare dello stato sociale, non a caso inventato dal conservatore prussiano Bismarck. In Germania una donna che è madre e lavoratrice può contare su un bonus-bebè pari ad un anno di stipendio, occupandosi del figlio, mantenendo il reddito e la progressione in carriere. E poi la qualità della vita, l’offerta culturale e tanto altro, nonostante le risorse paesaggistiche, ambientali e culturali siano di molto inferiori rispetto a quelle nostrane.

Detto questo forse varrebbe la pena cominciare a discutere su che destra serve all’Italia dopo Berlusconi, lavorando all’ipotesi di dar vita alla destra del rigore costruttivo, delle riforme, dello stato sociale senza assistenzialismo e sperperi, dell’Europa da rafforzare e non da indebolire. È questa la vera sfida di chi ha a cuore la destra italiana, senza aggrapparsi alle possibili piccole rendite di posizione che il populismo garantisce ad una oligarchia politica facendone pagare il prezzo al sistema paese.