La Ue è ossessionata dall’omofobia. E scivola nell’omofollia

Ora anche il Gay Pride è diventato un indicatore di democrazia. Lascia  non poco sconcertati la polemica scoppiata in sede Ue  a seguito della decisione delle autorità di Belgrado di vietare la manifestazione dell'”orgoglio omosessuale” nella capitale serba.  Molto dura è stata in particolare  la reazione del ministro per gli affari europei svedese Birgitta Ohlsson, che ha parlato del divieto al Gay Pride come di una «decisione devastante». «Lo svolgimento del Gay Pride è un test di rispetto dei diritti umani e la Serbia deve superare tale test se vuole aderire all’Unione europea».

Non basta, agli eurocrati del politically correct , che la Serbia abbia  compiuto un sofferto, doloroso e autentico cammino verso l’Europa della  democrazia e l’Occidente delle libertà. Non basta che questo cammino sia cominciato quattordici anni fa sotto un diluvio di bombe (molte delle quali all’uranio impoverito) scatenato dai cacciabombardieri della Nato. Non bastano i criminali di guerra consegnati al tribunale dell’Aja. Non basta aver sopportato le aggressioni e gli attacchi ai monasteri del Nord del Kosovo, dove i serbi cristiani sono la minoranza e gli albanesi musulmani la maggioranza. Non basta aver aver cambiato, in meno di un decennio, mentalità, cultura e classe dirigente. No, il test fondamentale per l’ammissione nell’Ue è lo svolgimento o meno del Gay Pride a Belgrado. Delle due l’una: o si tratta di una scusa, perché i veri motivi degli ostacoli all’ingresso in Europa dipendono dai rapporti speciali che Belgrado intrattiene da sempre con Mosca (e Bruxelles non ritiene politicamente opportuno dichiararlo apertamente). Oppure il “politicamente corretto”, come tanti altri segnali lascerebbero intendere (vedi le continue polemiche contro Putin e la censura che scatta ogni volta che qualcuno dichiara la propria preferenza per il modo “tradizionale” di intendere la famiglia) è diventato talmente  egemone da non riconoscere più i limiti imposti dal buon senso. Ma, se è così, l’ossessione dell’omofobia sta trascinando l’Europaverso la follia.  Anzi, l’omofollia.