La “soap” non finirà mercoledì prossimo: saranno i giudici a firmare l’ultima puntata. Come sempre

La telenovela è programmata fino a mercoledì prossimo. Ma non  finirà. Come tutte le “soap” che si rispettano avrà almeno un paio di sequel. Respinta la relazione del senatore Augello, si aprirà la strada della nomina del nuovo relatore e la fase difensiva di Silvio Berlusconi, con il suo personale e diretto intervento in Giunta oppure rappresentato dai suoi legali. Quando anche questa fase (dalla presumibile durata di dieci giorni) si esaurirà, la parola passerà all’Aula di Palazzo Madama. E qui potrebbero accaderne delle belle (o delle brutte, a seconda dei punti di vista). I senatori dovranno esprimersi con voto segreto sulla decadenza di Berlusconi sapendo che dal loro voto dipenderà la tenuta o la caduta del governo e, quel che più importa, la continuazione o meno della legislatura. E’ questo l’asso nella manica del Cavaliere?

Non è un mistero che faccia affidamento sul terrore di numerosi parlamentari di firmare la propria cessazione dal mandato con un sfavorevole. Viste come si sono messe le cose, sarebbero in molti a non tornare in Parlamento: meglio tenersi Berlusconi, ragionano tanti peones che hanno appena conquistato uno strapuntino al sole, che tornare a casa con le pive nel sacco. Non sappiamo, ovviamente, se questa strategia andrà a buon fine. Ma quand’anche si realizzasse l’auspicio che in molti coltivano nel Pdl e cioè che Berlusconi venisse salvato da una maggioranza “senza volto”, resta sempre il fatto che per l’epoca in cui esaurirà la vicenda parlamentare, sarà già arrivata a compimento quella giudiziaria. La Corte d’Appello di Milano, infatti,  avrà rideterminato i tempi dell’interdizione dai pubblici uffici e a Berlusconi non resterà altro che dare seguito alla sentenza poiché avverso alla nuova decisione lo scontato ricorso per Cassazione si ridurrà ad una mera formalità e sarà esperito in pochissimi giorni.

Dunque, al Cavaliere toccherà scegliere tra gli arresti domiciliari e l’affidamento ai servizi sociali: sorvoliamo su quale possa essere la soluzione migliore per lui. Resta il fatto che tanto i familiari che gli amici più vicini, responsabili tra l’altro di importanti rami delle aziende di Berlusconi, paventando ricadute economico-finanziarie gli suggeriscono di chiedere la grazia o di dimettersi: entrambe le ipotesi vengono rifiutate dall’interessato, ma almeno per la prima possono pensarci i figli a fare il passo che il padre proprio non se la sente di compiere. E qui si aprono scenari che è impossibile al momento descrivere perché seppure immaginabili non sarebbero realistici.

Resta il problema politico. Del quale neppure si accenna in questi giorni di attesa e di convulsioni. A parte le ricadute sul governo (cadrà, non cadrà? Difficile che possa rimanere in piedi con Berlusconi espulso dalla politica con il voto dei suoi stessi alleati: è fantascienza), quale sarà il destino del centrodestra?

Ritornano antiche questioni sempre accantonate e paure nuove che si credeva di esorcizzare dietro il carisma di Berlusconi da parte di chi si sempre mosso nella sua ombra. Adesso gli incubi si materializzano. E del doman non v’è certezza…