La sinistra non vuole morire democristiana con Renzi e Letta. E Bersani punta a rinviare il congresso

Rischio evaporazione, scissione, logoramento? Le istantanee scattate dal palco genovese della festa nazionale del Pd, l’entusiasmo crescente per Matteo Renzi, gli appelli della sinistra contro la deriva centrista fotografano le fibrillazioni di un partito diviso tra identità e riformismo, l’usato sicuro e “il gusto del futuro”. Basteranno all’ex segretario Bersani gli applausi tributati ieri al suo ingresso nella  sala Pertini per sfibrare Renzi? Lo speaker invita a salutare con entusiasmo l’ex segretario che entra sulla scena da primo attore e promette flessioni per sfidare Renzi che lo aveva definito spompato. Difficile. Le quotazioni del sindaco fiorentino sono alle stelle (tra renziani doc e la corsa sul carro del vincitore) tanto che il congresso, non ancora calendarizzato, sembra già finito. Ma attenzione, avverte Valter Veltroni, che conferma il suo voto per Renzi, «anche io al Lingotto avevo tutti con me…». L’ex sindaco di Roma  lo mette in guardia dall’arruolamento degli opportunisti dell’ultima ora e non risparmia stoccate a Franceschini, «serve coerenza, se sceglie Renzi fa una revisione autocritica». La nuova promessa del Pd, un autentico «talento» per il quale Veltroni scomoda il paragone con Obama e la Clinton,  deve concentrarsi sul programma intorno al quale selezionare chi ci sta e chi non ci sta. L’abbraccio tra due ex margheritini come il sindaco di Firenze e il ministro per il rapporti con il Parlamento e il mite Letta in sella a Palazzo Chigi preoccupano la sinistra. Tra Letta e Renzi «c’è il serio rischio di morire democristiani», dice una bersaniana di ferro come Livia Turco. Che scalda il pubblico rievocando Enrico Berlinguer, «si sente la la mancanza di un leader del futuro come lui». Un altro che non vuole morire democristiano è Sergio Cofferati, «il Pd potrà rappresentare tutte le culture che contiene solo se resterà nella sinistra riformista e nella famiglia socialista europea. La fortuna di Renzi  «è legato a poteri di suggestione non a fatti concreti». Ma alimentare la frattura tra gli ex Margherita e gli “ex Ds” non porta lontano. L’establishment di largo del Nazareno sa bene di rischiare di restare imbrigliato nel recinto degli ex comunisti e per questo lavora per allargare all’area centrista il consenso di Cuperlo, che per ora resta in pista.  Bersani vuole prendere tempo per logorare lentamente Renzi allungando i tempi del congresso, sul quale anche Epifani, il segretario traghettatore, abbandona i solenni impegni di convocarlo entro l’anno. È l’ultima carta di Bersani che conta sull’assemblea nazionale (convocata per il 20 settembre) e la prospettiva di una crisi di governo per «avere la saggezza» di aspettare il 2014. “Il piano del rinvio” piace anche a Anche D’Alema e Marini. «Vogliono traccheggiare, ma non se ne parla», replicano a brutto muso i renziani.