La prima volta (su un palco) di Facci contro Travaglio: ad Atreju è duello sulla giustizia

Filippo Facci a duello dialettico con Marco Travaglio. Lo hanno fatto sul palco di Atreju, confrontandosi su una delle questioni più spinose per l’Italia e gli italiani: la giustizia. Ha aperto il processo l’opinionista di Libero con la sua accusa al sistema giudiziario e alla magistratura: «Non ha nessun significato dare le colpe alla giustizia: la responsabilità è dei magistrati. La latitanza della politica è stata colmata dalla magistratura stessa, un organismo non democraticamente eletto che ha sempre più importanza». «Bisogna ripristinare una parità giuridica che oggi non c’è», ha ribadito Facci. «La magistratura ha abusato e continua ad abusare della carcerazione preventiva, spesso sfruttando l’opinione pubblica e tramite provvedimenti d’emergenza e l’avvocatura è stata troppo spesso supina ai magistrati». E poi ha concluso: «Ci sono dati sensibili e intercettazioni che non avrebbero motivo di circolare. Questo anche per colpa della politica di Berlusconi, che sulla giustizia è stata un fallimento clamoroso». Il vicedirettore de Il Fatto ha invece esordito con un attacco condannando la politica italiana: «Vero è che ci sono stati centodieci tentativi di riformare la giustizia. Se non l’hanno migliorata allora sono dei coglioni. E i politici si difendono l’un l’altro mentre i magistrati si sbattono in galera. Forse in parlamento servirebbero più guardie e meno ladri». Travaglio ha però riconosciuto che è «impossibile difendere novemila magistrati. Ma se nei paesi normali delinquono i poveracci, in Italia rubano più i ricchi che i poveri. Abbiamo la classe imprenditoriale più delinquente dell’universo».

Un processo alla giustizia sul quale si sono confrontati, in qualità di testimoni: il giornalista Antonello Piroso, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli, e l’arciprete di Raffadali, Don Giuseppe Livatino. «Siamo uno Stato strano in cui gli arbitri non possono parlare dopo le partite di calcio mentre i magistrati si fanno intervistare durante i procedimenti – ha spiegato Piroso – Allo stesso tempo chi parla di magistratura come cancro dovrebbe contare sino a dieci, ma io comunque non sarei tranquillo nel farmi giudicare da un magistrato che ha sbagliato». Pesante poi l’accusa a quel «giornalismo antropofago che ha massacrato l’immagine di Enzo Tortora, insieme con pentiti interessati solo al permesso premio. Immaginate di essere svegliati alle quattro e mezzo del mattino ed essere portati in caserma: questa è la storia di Tortora, e in voi vi è la presunzione di colpevolezza e non di innocenza».

Il presidente dell’Anm riprendendo lo slogan di Travaglio, («Si accusano le guardie e non i ladri») difende le toghe: «La magistratura serve per tutelare i diritti e difendere la sicurezza pubblica. Fa quello che deve fare, ma il proliferare della corruzione spesso glielo impedisce. Bisogna però interrogarsi sulla qualità del lavoro dei magistrati e capire se esistono situazioni di negligenza». Per Don Livatino, «rendere giustizia è preghiera, ed è per questo che è compito della magistratura e dei giudici garantirla. Sarebbe opportuno che i giudici rifiutassero di partecipare alla politica, e se lo facessero lasciassero una volta per tutte il mondo della giustizia».