La Norvegia volta pagina: la destra vince le elezioni (ma Breivik non c’entra nulla…)

Terremoto politico in Norvegia dove il partito conservatore di centrodestra guidato da Erna Solberg, che ha parlato di «vittoria storica», si è aggiudicato le elezioni. Le prime dopo il massacro di Oslo e Utoya del luglio del 2011 a opera di Anders Behring Breivik, condannato a 21 anni di carcere. Dopo otto anni di governo, il premier di centrosinistra Jens Stoltenberg ha riconosciuto la sconfitta e ha annunciato le dimissioni che dovrebbero arrivare a ottobre. Chiuso il ciclo progressista, lo scenario più probabile è quello di un governo di minoranza di Conservatori guidato da Erna, la ragazza dell’Est, alleato con il Partito del progresso di Siv Jensen (che si distingue per posizioni anti-immigrazione) e con l’appoggio esterno dei due partiti minori, il Partito liberale e i Cristiano democratici. Si preannunciano due donne al comando: l’inflessibile Erna e la giovane Siv. Ma gli equilibri futuri sono ancora tutti da decifrare e solo il computo esatto dei seggi dirà quale peso avranno partiti e coalizioni nel nuovo Parlamento. Il governo futuro vedrà certamente l’attiva partecipazione del Partito del Progresso, che fa della lotta all’immigrazione una stella polare e che finora è sempre stato tenuto fuori da coalizioni di governo per la sua identità troppo tagliata sulla difesa della originaria purezza culturale e su posizioni anti-musulmane. Una formazione che si definisce convervatore-liberale ma che i media bollano come partito populista di destra. Alle elezioni del 2005 si affermò come secondo partito norvegese restando all’opposizione dei laburisti.

È una sconfitta annunciata quella della coalizione rosso-verde, ampiamente anticipata dai sondaggi pre-elettorali, “nonostante” – spiegano gli osservatori – la prosperità della ricca petro-monarchia senza debito pubblico, con tassi di crescita (2,5% nel 2013), di disoccupazione (meno del 3,3%) e di inflazione (all’1%) impensabili nell’area euro. La vicenda drammatica della carneficina di Oslo e di Utoya che costò la vita a 77  persone non sembra aver influito sulle urne, una trentina di sopravvissuti alla furia di Breivik si sono candidati ma, stando alle previsioni, non dovrebbero farcela in più di tre. «Ho lavorato duro per dare ai conservatori una nuova piattaforma» dice Erna, l’inflessibile “Merkel del Nord”, che ha incentrato il suo progetto su taglio delle tasse, innovazione, competitività e ha accettato il rischio di una pragmatica apertura al partito della Jensen. Un partito nel quale militò Breivik. Un particolare, un’informazione sulla quale indugiano volentieri quotidiani e osservatori che gridano allo scandalo e al pericolo stragista che si anniderebbe nei futuri equilibri norvegesi. Il Corriere on line titola “elezioni choc, il partito di Breivik verso il governo” ma l’equazione è piuttosto azzardata. Difficilmente il terrorista assiassino dalla cella del carcere di massima sicurezza di Ila potrà condizionare il futuro assetto politico.