La Merkel verso una trionfale vittoria. Ma le tentazioni egemoniche preoccupano i tedeschi

I tedeschi non vogliono un’Europa germanizzata. Un’opinione assai diffusa che emerge dai sondaggi, dalle inchieste giornalistiche, dalle conversazioni con la gente comune. Se ne parla perché il rischio è proprio questo. E l’ormai certa vittoria della Merkel alle elezioni di domenica prossima rilancia la questione che si è già posta da tempo, da quando di fronte alla crisi europea la Cancelliera sembra aver assunto la guida della virtù, della quale si ritiene evidentemente custode, per mettere in riga i Paesi dell’Unione secondo un suo disegno che attraverso le politiche di austerità condanna le economie più deboli a soccombere ai suoi voleri i quali, guarda caso, coincidono con quelli della Bce e della tecnocrazia continentale ossequiosa nei confronti della Germania come se davvero essa fosse stata eletta a protettrice dell’Europa. Al contrario, come rileviamo da quando la recessione ha cominciato a mordere, cinicamente si è accanita contro nazioni come la Grecia, non disdegnando di svolgere un ruolo incisivo in Italia ed in Spagna anche a livello politico, oltre che economico.

Il plebiscito ottenuto dalla Csu (fratello gemello della Cdu) in Baviera ieri e la conseguente caduta verticale dei socialdemocratici dell’Spd, era l’aperitivo che la Merkel aspettava di sorbire per lanciare in quest’ultima settimana di campagna elettorale la sfida agli indeboliti e pavidi concorrenti. Adesso può affrontare il rush finale con la consapevolezza della vittoria in tasca, rotonda e forse al di là delle aapettative stesse, che interpreterà a suo modo, vale a dire convincendosi ancora di più che la maggioranza dei tedeschi approva la sua politica interna, ma non è detto, come si evince dalle molte inchieste pubblicate negli ultimi mesi, che approvi anche necessarimente il suo atteggiamento nei confronti degli altri Stati europei.

Il timore dell’isolamento e dell’accusa di “egemonismo” è forte in Germania. I tedeschi di tutte le classi e le  estrazioni socio-culturali, vogliono una Germania politicamente solida e non esposta ai venti dell’incertezza ( come numerosi paesi europei, in prima fila Italia, Spagna, Grecia, Gran Bretagna, Belgio), ma non economicamente arrogante al punto da imporre la sua agenda a tutti i partner del Continente. Se ciò accadesse e se la tentazione della Merkel di anteporre i suoi interessi a quelli dell’Unione prendesse corpo, potrebbe verificarsi una seria crisi di rigetto tutt’altro che circoscritta ed in tal caso gli investimenti, soprattutto immobiliari, particolarmente massicci in Germania negli ultimi anni, potrebbero subire un brusco rallentamento. Ciò che ci si augura, in altri termini è che alla stabilità politica tenga dietro un realistico rapporto con gli altri Paesi al fine di ricucire le relazioni piuttosto precarie con alcuni di essi e mostrare un’accoglienza che favorirebbe l’economia interna ancor più di di quanto non sia avvenuto finora attranendo capitali stranieri nell’orbita di un’economia diffusa (edilizia in particolare) e non soltanto di quella finanziaria della quale beneficerebbero in maniera esclusiva le banche.

La Merkel, comunque, si appresta a vincere la partita non soltanto come sostenitrice più agguerrita dell’euro, cosa gradita ai tedeschi nostalgici del marco forte e prima moneta europea, ma anche per essersi opportunamente smarcata dalla guerre atlantiche lanciate dagli Stati Uniti con la complicità di Gran Bretagna e Germania, seguite poi a ruota da altri Paesi. Non che la Germania abbia rinunciato ad avere una sua politica estera, naturalmente. La pratica piuttosto intessendo relazioni più concrete e costruttive con il mondo nordico e con il ricco bacino dell’Est suo tradizionale canale di interscambio, lasciando la polveriera mediterranea ad altri se non per ciò che attiene al parteneriato commerciale con Paesi potenzialmente ricchi di risorse del Nord Africa e del Medio Oriente nei quali la sua tecnologia primeggia quasi incontrastata.

Domenica, dunque, il responso finale. Con la speranza, nelle cancellerie di tutt’Europa, che la Merkel, finalmente appagata, placata la sua ansia di vittoria, si disponga in maniera più ragionevole nei confronti delle esigenze di tutti nelle quali sono comprese anche quelle della Germania.