La fantasia al potere non è roba di sinistra. Lo dimostra la “paralisi mentale” sulle tasse

La fantasia non è al potere, perché la sinistra di fantasia ne ha ben poca. La furia vendicativa sì, perché nel Pd non hanno digerito la “linea Berlusconi” del meno tasse e più crescita. Ecco che Saccomanni arriva a minacciare le dimissioni per difendere l’aumento di un punto dell’Iva che dovrebbe scattare da inizio ottobre, Fassina continua a battere sul dente cariato dell’eliminazione dell’Imu sulla prima casa, che non gli è andata mai giù perché rappresenta una chiara vittoria del centrodestra, e giura che basterebbe rimettere in discussione l’abolizione della rata di dicembre per poter fare tutto il resto, le banche denunciano il contratto dei lavoratori del credito per ottenere la riduzione del cuneo fiscale, la Camusso e i “compari” di Cisl e Uil arrivano a minacciare la mobilitazione se non verranno ridotte le tasse sul lavoro e sulle pensioni. Ma la coperta è corta, bisogna fare delle scelte e – dopo aver abolito l’odiata Imposta municipale sugli immobili che era sta reintrodotta dal governo Monti – adesso si deve bloccare l’Iva perché le grandezze economiche in gioco non sono le stesse rispetto a quanto chiedono i sindacati; e poi perché Imu e Iva costituiscono misure di impatto più diretto: con la prima si punta a togliere il freno a mano al mercato delle costruzioni, con la seconda dobbiamo impedire di appesantire ulteriormente i consumi. In caso contrario altro che ripresa. Il resto bisogna farlo disegnando con la legge di stabilità una strategia ben precisa che punti a privatizzare il privatizzabile e che incida su quel ventre molle che sono le detrazioni e le deduzioni (circa 170 miliardi di euro l’anno). Il tutto sperando che lo spread non torni a salire costringendoci a bruciare risorse sul fronte del debito. Se si considera che la spesa pubblica impegna oggi circa 800 miliardi di euro non si può non considerare risibile la critica di chi afferma che reperire il miliardo che manca per poter bloccare l’Iva sia una cosa impossibile. Non può essere impossibile, infatti, un taglio di poco più dell’uno per mille. Ma il Pdl ha fatto anche dell’altro: ha dimostrato che basterebbe rivalutare le quote di partecipazione dei privati in Banca d’Italia per reperire risorse fresche. È irrealistico, infatti, mantenere fermo a 156mila euro (circa 300 milioni) il valore del capitale sociale di Via Nazionale che può essere portato senza nessun scandalo a 25 miliardi, ottenendo così in un colpo solo la ricapitalizzazione della banche che ne sono proprietarie e non meno di 4 miliardi di tasse per lo Stato. Con buona pace di Fassina e di Saccomanni. Come ha detto Mariastella Gelmini, il governo deve avere più coraggio. E, a ben vedere,  non guasterebbe neppure un po’ di fantasia.