La crudeltà dei jihadisti in Siria dovrebbe far riflettere Obama abbandonato perfino dal Congresso

Davanti alle immagini raccapriccianti, pubblicate ieri in prima pagina dal New York Times, e che in un lampo hanno invaso il web, c’è ancora qualcuno disposto a credere che l’attacco militare contro la Siria fortemente voluto da Obama non faccia il gioco di quei carnefici brutali, almeno quanto Assad, che hanno fucilato sette soldati lealisti, a torso nudo, inginocchiati e con la faccia rivolta verso il suolo? Un’esecuzione a freddo in piena regola che la dice lunga sul valore morale dei jihadisti assassini, probabilmente prossimi ad Al Qaeda, che certamente non instaurerebbero un regime migliore qualora dovessero prevalere nella guerra civile.

Il leader ribelle che ha dato l’ordine di far fuoco sui regolari, tale Abdul Samad Issa, prima dell’esecuzione ha detto, come si ascolta nel video inviato al quotidiano americano: “Visto che non avete né morale, né religione, noi giuriamo davanti al Signore: ci vendicheremo. Un giuramento è un vincolo per noi”.

Il New York Times ha commentato: “Nei giorni in cui si discute di un intervento occidentale in Siria questo video getta nuova luce sulla brutalità di cui si servono un numero sempre maggiore di membri del variegato fronte dei ribelli. In più di due anni di guerra civile, una larga parte delle opposizioni siriane ha dato forma a una serie di commandos finanziati da vari paesi arabi ed in maniera più limitata sostenuti dall’Occidente. Alcuni di questi commandi sono esplicitamente legati ad Al Qaeda”.

E’ fatale che il documento reso noto e che ha fatto inorridire tutto il mondo abbia gettato nello sconforto quanti nel Congresso americano si apprestavano a votare una risoluzione che impegnava il presidente Obama ad agire contro Assad. I numeri si sono volatilizzati. Due giorni fa la mozione presentata in Commissione Esteri al Senato dal repubblicano John McCain aveva ottenuto la maggioranza; oggi i conti non tornato alla Camera dei rappresentanti dove, secondo un sondaggio, i favorevoli all’azione bellica sarebbero soltanto 49 ed i contrari 199. Per il Washington Post, invece, 86 membri sarebbero contro l’intervento, 93 tendenti al non intervento, 103 indecisi e solamente 19 favorevoli all’azione promossa da Obama.

Di fronte a questi numeri l’amministrazione americana farà un passo indietro, come pure è stato  suggerito al presidente da autorevoli capi di Stato e di governo nel corso del G20 di San Pietroburgo? Alla Casa Bianca si stanno confrontando falchi e colombe. Se prevarrà la tesi di Obama, si troverà inevitabilmente solo e tanto l’opinione pubblica americana, quando la stragrande maggioranza dei Paesi pur vicini agli Usa prenderanno le distanze da un intervento che inevitabilmente favorirà i ribelli la cui carta da visita è stato il documento di cui abbiamo parlato, come se non bastassero le innumerevoli azioni che hanno coinvolto civili soltanto sospettati di sostenere il regime o addirittura di schierarsi apertamente con le milizie jihadiste.

Oltretutto, come andiamo ripetendo da settimane, se è esclusa la caduta di Assad, come esplicitamente ha detto più volte Obama, che senso ha impartirgli una “lezione”, le cui conseguenze sarebbero i siriani a doverle sopportare, per aver usato armi chimiche? Le nefandezze nelle guerre non si contano: l’uso dei gas nervini è una delle più infami che ci possano essere. Ma se i missili mare-terra dovessero provocare stragi tra la popolazione già stremata ed impaurita, non si aggiungerebbero nuovi lutti agli altri che s’intendono vendicare?

L’America deve capire che nel tempo del multilateralismo i “gendarmi globali” non vanno più di moda.   Papa Francesco ha rivolto ai Grandi della Terra e alle popolazioni un forte ed accorato appello per la pace chiedendo che domani si pratichi il digiuno e la preghiera. Obama farebbe bene a dare l’esempio abbandonando le sue velleità, da Nobel della pace oltretutto, di essere il comandante in capo di un esercito che nessuno intende seguire in un’avventura forse suicida per gli Usa e per l’Occidente.