Iva: Saccomanni ha fatto goal nella porta di Letta. A Berlusconi la patente dell’uomo antitasse

Fabrizio Saccomanni sarà certamente un ottimo economista e col tempo si capirà se è stato anche un buon ministro dell’Economia. Come però capita spesso ai tecnici chiamati al governo (Monti docet) rischia di far danni affrontando senza alcuna sensibilità politica la spinosa questione dell’aumento dell’Iva. Nelle ultime ore se ne è uscito candidamente dicendo che è inevitabile sin dal prossimo mese l’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, senza considerare che l’argomento è al centro della disputa politica tra Pdl e Pd. Silvio Berlusconi ha infatti preso impegni con l’elettorato sia sull’abolizione dell’Imu sia sul mancato aumento dell’Iva e così come si è trovata una mediazione sulla prima tassa la politica avrebbe dovuto trovarla anche sulla seconda.

Adesso che Saccomanni ingenuamente è entrato a gamba tesa il presidente del Consiglio Enrico Letta avrà una grana non facile da gestire. Annunciare l’aumento dell’Iva a poche ore dal videomessaggio di Berlusconi sul ritorno a Forza Italia e sullo stato di salute delle larghe intese è un assist al Cavaliere, che non potendo mettere in difficoltà Letta perché il Pd vota a favore della sua decadenza, potrà prendere la palla al balzo e cavalcare una battaglia contro l’aumento delle tasse per indebolire il governo, sfiancarlo, logorarlo fino a farlo cadere tra qualche mese su questioni politiche e concrete care agli elettori e non sulle sue questioni personali e giudiziarie.

Il titolare dell’economia ha fatto una cortesia alla nuova Forza Italia, che potrà cominciare la sua campagna elettorale combattendo sull’aumento dell’imposta, che oltre a pesare sui consumatori individuali genera un danno permanente all’economia italiana perché comprime i consumi proprio nel momento in cui l’Italia per intercettare la ripresa dovrebbe invece incentivarli. Sull’Imu si era trovata una soluzione purtroppo solo propagandistica, con il Pdl che ha fatto finta di vincere sapendo di aver perso perché dall’anno prossimo la tassa cambierà nome in Service tax e sarà pesantemente aumentata. Lo stesso doveva cercare di fare anche adesso il premier Letta, trovando una soluzione che facesse vincere formalmente Berlusconi recuperando comunque le risorse che servono.

L’uscita di Saccomanni invece potrebbe essere l’inizio del percorso che dopo l’approvazione della legge di stabilità porta alla crisi e alle elezioni in primavera, con una campagna berlusconiana contro i “giudici comunisti” e la “sinistra delle tasse”, mentre la sinistra tuonerà contro l’irresponsabilità di Berlusconi che mette a repentaglio i conti dello Stato e la credibilità internazionale. Non a caso poco dopo le dichiarazioni del ministro due falchi di Pdl e Pd come Brunetta e Fassina hanno avviato lo scontro, con il primo che ha chiesto a Letta di smentire Saccomanni pena la caduta del governo e il secondo che ha risposto dicendo che se il Pdl non vuole l’aumento dell’Iva va reintrodotta l’Imu. Un gran caos sulla pelle dei cittadini, dunque, che l’anno prossimo dovranno continuare a pagare l’Imu, rincarata e ribattezzata Service tax, e l’Iva rincarata di un punto percentuale. Il tutto mentre la politica continua a litigare senza tagliare i veri costi abnormi che costringono i contribuenti a svenarsi.