Indagata per truffa: la Procura decide sul rinvio a giudizio della segretaria di Bersani

La Procura di Bologna ha inviato l’avviso di fine indagine a Zoia Veronesi, storica segretaria dell’ex leader del Pd Pierluigi Bersani, per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia-Romagna. Al centro dell’inchiesta, condotta dal Pm Giuseppe Di Giorgio, il suo ruolo avuto a Roma per decisione della Regione guidata da Vasco Errani come «raccordo con le istituzioni centrali e con il Parlamento». La notizia dell’avviso – atto che di solito precede la richiesta di rinvio a giudizio – è riferita dal Corriere di Bologna e trova conferme in ambiente investigativo. La truffa si sarebbe concretizzata nel non aver svolto l’attività a cui Veronesi era stata chiamata. E l’ammontare del raggiro – per l’ipotesi di accusa – sarebbe quindi relativo alla retribuzione, circa 140 mila euro lordi di stipendio più i rimborsi, avuta dalla Regione (con un inquadramento da dirigente professionale), dal primo giugno 2008 al 28 marzo 2010, periodo in cui avrebbe lavorato per Bersani a Roma. Poi si dimise dalla Regione e venne assunta dal Pd. Con lei c’è un altro indagato, Bruno Solaroli, ex capo di gabinetto di Errani, già parlamentare e sindaco di Imola.

Zoia Veronesi, che è assistita dallo stesso avvocato dell’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono, aveva spiegato di essere una dipendente regionale con orario di lavoro di 36 ore: «Nel tempo libero e nei weekend faccio quello che mi pare gratuitamente». Aveva spiegato che Bersani, con cui lavora dal 1993, una volta eletto segretario el Partito democratico le aveva chiesto se era disponibile a lavorare con lui. La decisione era stata di andare a lavorare con lui, dopo avere annunciato il 28 gennaio 2010 le dimissioni dalla Regione, diventate tali dopo i due mesi di preavviso.