In venti dell’ultrasinistra pestarono a sangue uno studente a Milano: in due finiscono in manette

Venti estremisti di sinistra si accanirono contro uno studente che la pensava diversamente da loro, picchiandolo a sangue, all’interno dell’università statale di Milano, divenuta teatro di violenza politica come negli anni Settanta e Ottanta. Nessuna delle autorità accademiche si era accorta dell’aggressione. Ora – a distanza quasi sette mesi – Due degli autori sono stati identificati e arrestati con le accuse di lesioni gravissime e violenza privata: sono L.M., 30 anni, e D.S., 26 anni, entrambi studenti universitari vicini all’Assemblea di Scienze politiche, un gruppo di area antagonista (tradotto: estrema sinistra), quello che occupa l’ex Cuem e l’ex Cuesp, ex librerie universitarie la cui occupazione e il conseguente sgombero sono stati al centro della cronaca milanese della scorsa primavera. Il primo è anche imputato nel maxi-processo in corso a Torino per gli scontri dell’estate 2011 in Valle di Susa nell’ambito della protesta dei No Tav, per i quali fu arrestato nel gennaio 2012. La vittima ha riportato la frattura del cranio e “danni estetici funzionali irrimediabili”. Lo studente sarebbe stato picchiato perché avrebbe imbrattato un manifesto che gli ultras avevano appeso, secondo quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Cristina Di Censo nei confronti dei due responsabili, su richiesta del pm Piero Basilone.
Il pestaggio risale al 14 febbraio, ma solo ora se ne è avuta notizia con l’arresto dei due ultras di sinistra. Dopo una discussione per motivi politici i venti dell’ultrasinistra sono passati alle vie di fatto massacrando di botte lo studente, appunto fratturandogli il cranio e procurandogli danni “estetici e funzionali” irrimediabili, tali da richiedere un importante intervento chirurgico ricostruttivo. Un pestaggio brutale, alla presenza di due studenti che sono stati minacciati perché non parlassero. Un pestaggio avvenuto in più riprese: il giovane, infatti, dopo la lite, è stato picchiato sia all’interno dell’ateneo sia in prossimità del portone di ingresso, dove era stato trascinato dagli ultras di sinistra. È stato lasciato a terra esanime con una frattura al cranio, tale da far credere agli assalitori che fosse morto. Dopo due settimane la vittima, che non aveva né denunciato l’accaduto né si era recato in alcun ospedale a farsi curare, è stata costretta a recarsi al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo, a Milano, dove i chirurghi hanno dovuto limitare i danni procurati dalla frattura della parete anteriore del cranio, con una prognosi di oltre due mesi. L’inchiesta è quindi scattata a seguito del referto del pronto soccorso dell’ospedale San Paolo, dove la vittima si era recata. Lascia sconcertati il totale silenzio delle autorità accademiche. La brutale aggressione è avvenuta all’interno dell’università statale di Milano: possibile che, a parte i due testimoni minacciati, nessun altro se ne sia accorto?
«Un gruppo di no-global sta tenendo in scacco l’università di Milano, che è ormai diventata una zona franca, un luogo dove i gruppi di estrema sinistra fanno il comodo loro». È la denuncia di Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia), vicepresidente del Consiglio comunale, che così prosegue: «Il gravissimo episodio, di cui si è ora venuti a conoscenza, non è stato una scazzottata tra ragazzi: questi giovani sono delinquenti veri, che hanno picchiato uno studente fino a lasciarlo esanime a terra, pensando addirittura che fosse morto. Eppure attualmente il gruppo antagonista, di cui fanno parte, sta ancora occupando locali dell’università senza che nessuno li sgomberi o dica niente. E il sindaco dica qualche cosa: vuole prendere posizione contro le violente frange di sinistra che infestano l’ateneo o preferisce difenderli?».