In Sicilia traballa la giunta Crocetta, ma gli assessori del Pd per ora non si dimettono

La rottura con il Pd in Sicilia viene accolta dal governatore Rosario Crocetta, in un’intervista su Radio1, quasi con sollievo: “E’ la cronaca di una morte annunciata. Bisognava fare così, loro dovevano fare così. Non hanno condiviso quasi nulla del percorso di questi 9 mesi”. Per Crocetta lui e il Pd parlano ormai lingue diverse: “Il Pd deve capire che in Sicilia le istituzioni non si occupano. Deve capire che il mio è un governo di coalizione e non un governo dove il Pd abbia la maggioranza”. Alla domanda circa la nascita di una nuova maggioranza a sostegno del suo governo Crocetta risponde: “Io non sono tipo da ribaltini. Sono molto coerente e disponibile anche alle conseguenze più estreme. Io porto gli atti. Se vanno bene li votino. Se loro pensano di non votare anche atti che vanno bene ognuno si assume le sue responsabilità. Il governo prosegue la sua azione, io sono stato eletto direttamente dai cittadini”.

Intanto gli assessori del Pd respingono l’ordine di dimettersi arrivato dalla direzione del partito: nessuno dei quattro componenti della giunta siciliana intende lasciare. Questa la risposta di Nelli Scilabra, Luca Bianchi, Mariella Lo Bello e Nino Bartolotta, gli assessori siciliani che in una conferenza stampa hanno spiegato le loro ragioni. Bianchi (vicino a Bersani) ha spiegato che a Roma il partito non ha ancora preso atto della scelta dei dirigenti siciliani di togliere il sostegno a Crocetta: “Non è una questione di poltrone – ha detto – devo andare a Roma per avere maggiori indicazioni”.

Il deputato regionale del Pdl, Vincenzo Vinciullo, ha proposto un ‘patto istituzionale’ tra i partiti, con la stesura di alcuni punti di programma ben precisi con l’obiettivo di “salvare la Regione dal default”. “Ovviamente la scelta spetta ai partiti, a cominciare dal Pdl, e al governatore Crocetta”, dice il deputato che apre anche al Movimento Cinque Stelle, “che ha dimostrato, nell’isola, senso di responsabilità e attenzione vera ai problemi della nostra Regione”. “E’ impensabile – attacca Vinciullo – il ritorno alle urne nella situazione di crisi economica che stiamo attraversando. Abbiamo di fronte emergenze importanti: penso ai 20mila precari della pubblica amministrazione che rischiano il posto a fine anno, ai comuni, alle Province, ai lavoratori forestali”.