«In classe ci sono troppi nomadi»: i genitori italiani ritirano i figli dalla scuola

Da Bergamo a Novara, il problema delle classi con troppi immigrati e troppi rom sta rischiando di creare alta tensione nelle scuole. La riforma Gelmini prevede che non venga superato il 30%  di bimbi stranieri, ma sono ormai innumerevoli i casi in cui non viene rispettato il limite. A Costa Volpiano, frazione di Corti nel bergamasco, su 21 scolari della prima elementare gli italiani erano solo sette.  Così i genitori avevano ritirato i loro figli e c’è voluta tutta la buona volontà del provveditore di Bergamo, Patrizia Graziani, e del direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Francesco De Santis, per risolvere il problema dividendo salomonicamente i bambini in due sezioni di un’altra scuola elementare del paese, nella frazione Piano. Ma per un caso che si chiude se ne apre immediatamente un altro, alle elementari di Landiona, 600 abitanti in provincia di Novara. Quei 25 bimbi rom, iscritti per frequentare le lezioni, sono stati considerati troppi dai genitori  italiani che hanno ritenuto di ritirare i loro figli e di trasferirli in un’altra scuola vicina, quella di Vicolungo, un paese vicino. A nulla sono servite le sollecitazioni del sindaco, Marisa Albertini. Dodici italiani in mezzo a venticinque bambini rom sono stati considerati  un qualcosa di non compatibile con la normale frequenza delle lezioni. C’è chi ha tentato di alleggerire la tensione: i rom spesso si iscrivono ma poi finiscono per non frequentare. Nulla da fare, nessuno ha voluto correre rischi. Il primo cittadino di Landiona, sentendo spirare vento di tempesta, nei giorni scorsi aveva cercato di correre ai ripari proponendo l’accorpamento delle classi con quelle di Sillavengo, altro paese della zona. Ma poi, quando alla riapertura dell’anno scolastico i genitori si sono accorti che il progetto era saltato non hanno esitato un minuto di più e hanno ritirato i loro figli. Così il sindaco è stato investito in pieno dalle polemiche, e già si preannunciano le prime interrogazioni parlamentari sulla vicenda, mentre il direttore del circolo didattico di Biandrate non sa che pesci prendere. «Ho ricevuto l’incarico da una settimana – si limita a dire –  ho sentito qualcosa, ma non posso dire nulla». Così guadagna qualche giorno di tempo, ma non rimuove certo il problema che dovrà essere affrontato in tempi brevi perché in caso contrario quella scuola oggi potrebbe essere definitivamente chiusa.