Illeciti nella Tav fiorentina: arrestata l’ex presidente del Pd della Regione Umbria

16 Set 2013 12:37 - di Sandro Forte

L’ex presidente della Giunta di centrosinistra della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, del Pd, è stata posta agli arresti domiciliari nella sua casa di Foligno, insieme ad altri cinque indagati, nell’ambito dell’inchiesta sulla Tav. La Lorenzetti è coinvolta in qualità di presidente di Italferr (società del gruppo Ferrovie dello Stato che opera nel settore dell’ingegneria dei trasporti ferroviari e dell’Alta Velocità), e l’indagine della Procura di Firenze riguarda lavori della Tav in Toscana, per i quali sono indagate 31 persone. A suo carico – secondo quanto si è appreso – verrebbero ipotizzato il rischio di reiterazione del reato. Un provvedimento particolarmente corposo, di poco meno di 500 pagine. Ex comunista, la Lorenzetti, che comunque ha sempre sostenuto la correttezza del suo operato, è una figura di primo piano del Pd, avendo guidato la Regione Umbria per due mandati, fino alla scorsa legislatura. Nel gennaio scorso è stata indagata, insieme ad altre trenta persone, nell’inchiesta sui lavori per l’attraversamento sotterraneo della Tav nel capoluogo toscano. Dagli atti istruttori emerge che, in qualità di presidente di Italferr, avrebbe messo «le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell’appalto del sottoattraversamento fiorentino della Tav, «conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge». Fra i reati contestati nell’avviso di garanzia emesso a gennaio c’erano l’associazione per delinquere, l’abuso di ufficio, la corruzione e il traffico di rifiuti. All’illecito smaltimento dei rifiuti avrebbero concorso i dirigenti della società vincitrice dell’appalto, la Novadia, della sua socia di maggioranza Coopsette, tecnici di Italferr, componenti e funzionari della commissione del ministero dell’Ambiente, dell’Autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell’unità di missione del ministero delle Infrastrutture. La Lorenzetti, in particolare, è accusata di essersi adoperata perché venissero pagate due società impegnate nei lavori della Tav a Firenze, per le quali i versamenti erano in ritardo. In cambio avrebbe ricevuto presunti favori professionali per il marito. Secondo il difensore della Lorenzetti, l’avvocato Luciano Ghirga, «i vantaggi per il marito sono assolutamente inesistenti».

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