Il vero obiettivo del Pd è il governo, la decadenza di Berlusconi il pretesto

La lunga telenovela politico-giudiziaria è diventata indigesta. Il continuo stop and go è disorientante. La lettura dei giornali dell’ultimo mese e mezzo dà l’idea di un Paese smarrito. O meglio, smarrita è la sua classe politica. Non ci si rende conto che su una questione di tale rilievo non può esserci accordo tra le parti. E allora è meglio che ciascuno dica la sua in termini ultimativi ed accada quel che inevitabilmente dovrà accadere e che era già scritto fin da quando, impropriamente ed inopportunamente, il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, espresse il suo giudizio non tanto sulla sentenza di condanna di Berlusconi, ma sulle sue conseguenze immediate. A quel punto il Pdl ed il suo leader avevano due strade davanti: accettare il diktat dei democratici ed adeguarsi; oppure rilanciare la palla nel campo avverso facendo notare che da un alleato non era accettabile l’ultimatum che veniva proposto e, dunque, il tavolo del governo doveva saltare.

Il problema politico se lo sarebbero dovuto porre, a quel punto, Napolitano e Letta, domandandosi dove mai si era visto che uno dei due partner di governo chiedeva la decapitazione del capo dell’altro partito. In che modo avrebbero potuto continuare a collaborare? La stupidaggine di tenere separati i due aspetti ha innescato un processo di delegittimazione reciproca e, dunque, di crisi strisciante dell’esecutivo. Sul quale un giorno dopo l’altro sono state rovesciate speranze ed illusioni che hanno contribuito ulteriormente all’avvelenamento del clima.

Ieri sembrava che le posizioni si fossero riavvicinate (ma noi, onestamente, non capivamo come e perché). La notte non ha portato consiglio. Il brodo si è allungato, ma la sostanza non cambia: per il Pdl non è commestibile. Dunque, la relazione del senatore Augello verrà bocciata e la via della decadenza di Berlusconi sarà spianata. Qualcuno dice che si dovrebbe dimettere prima. Per quale motivo? Per non far assumere al Pd le sue responsabilità e togliergli le castagne dal fuoco? Se lo avesse voluto lo avrebbe fatto prima. Epifani ed i suoi “purissimi” compagni gettino la maschera e dicano che Berlusconi non è più la loro priorità: oggettivamente lavorano contro il governo delle larghe intese da archiviare al più presto per motivi che nulla hanno a che fare con la decadenza del Cavaliere. Letta è l’ostacolo che impedisce di ridefinire i rapporti interni al partito sia per quanto riguarda la segreteria che la candidatura alla premiership. Forse le elezioni le vuole più che il Pdl, proprio il Pd per dipanare l’ingarbugliata matassa. Berlusconi appare dunque sempre di più come  il pretesto dal quale i democrat potrebbero ricavare anche una qualche simpatia a sinistra sfiorita da quando governa insieme con il Pdl.

Dunque, prima si mette la parola fine a questa insopportabile manfrina e meglio è.

Berlusconi ha annunciato la “mossa decisiva” per le prossime ore. Speriamo sia davvero così. E speriamo anche che dal Colle vengano i “segnali” che lui invoca anche se siamo scettici al riguardo: non ce lo vediamo Napolitano elargirgli la grazia motu proprio, in assenza di una specifica richiesta del condannato e senza che abbia espiato la pena neppure per un giorno. Se il leader del Pdl dovesse decidere di staccare la spina al governo, contrariamente a quanto sostengono le “colombe” del partito, è bene che lo faccia presto. Perché il logoramento è peggiore di qualsiasi altro danno collaterale che dalla vicenda sta scaturendo.