“Il primo digiuno è quello che si fa non mangiando gli altri”

Sembra un attacco al cannibalismo la frase di commento del padre gesuita e teologo Silvano Fausti alla giornata di mobilitazione per la pace lanciata da Papa Francesco. Ma può essere letta veramente su tutti i piani. «Non mangiarsi gli altri» è un monito che va diretto a tutte quelle potenze (grandi e piccole, simpatiche e antipatiche) che a vario titolo e con diverse scuse continuano a “papparsi” territori e risorse assicurando il mondo che lo fanno per il bene dei popoli o dell’umanità. “Non mangiarsi gli altri” è anche un appello al cannibalismo finanziario di chi specula e manipola i mercati gettando sul lastrico intere nazioni e fagocitando i risparmi delle famiglie e sterminando milioni di posti di lavoro. “Non mangiarsi gli altri” è un monito verso chi gode del potere che esercita sugli altri esseri umani, per chi semina paura e speranza per tenere al guinzaglio i propri simili, per chi sfrutta le persone in qualunque modo. “Non mangiate gli altri” va detto anche a chi crede nella concorrenza senza esclusione di colpi, chi cerca il successo senza curarsi di chi mette sotto i piedi e il profitto senza guardare in faccia a nessuno. Un monito ai parassiti che vivono sulle spalle di chi lavora, produce e dà il suo contributo anche fiscale alla vita di tutti. Un richiamo agli assenteisti che scaricano il lavoro sulla groppa dei propri colleghi, a chi marca visita, ai falsi invalidi e a tutti i disertori di qualunque tipo e su qualunque fronte. Non essere cannibale significa essere umano e essere umano significa non essere un cannibale, in qualunque senso metaforico lo si intenda. Una frase semplice, quasi banale, quella di Fausti, ma proprio per questo un richiamo che nessuno può far finta di non capire. Sul piano politico, sul piano economico e sul piano sociale. Dio può perdonare anche gli assassini. Ma non perdona gli ipocriti.