Il Pd ora ha fretta: primarie l’8 dicembre. Renzi avverte: no all’alibi della crisi per far slittare il congresso

Direzione lampo e ok unanime alle regole congressuali. Le difficoltà del momento politico ricompattano il Pd quantomeno sul percorso che, sulla carta, va fatto da qui all’8 dicembre, data delle primarie nazionali. Ma sugli scenari politici futuri le visioni sono tutt’altro che univoche. L’insofferenza verso le larghe intese è crescente e, dunque, la crisi è vista come uno scenario molto concreto. Ma – anche in questo caso – avverte Matteo Renzi, il congresso si deve tenere. Non a caso, subito dopo la direzione che ha approvato il regolamento che porta alle primarie dell’8 dicembre, i ‘suoi’ escono in massa per blindare la data e sottolineare che la finestra elettorale di novembre è, nei fatti, chiusa e c’è dunque il tempo per tenere il congresso anche se ci fosse la crisi di governo.

Il sindaco di Firenze – spiegano – è infatti ormai determinato a conquistare la segreteria e dunque ad avere in mano le chiavi del partito, a maggior ragione visto il precipitare della situazione e la possibilità che si vada al voto anticipato tra febbraio e marzo. Sugli scenari futuri, intanto, Guglielmo Epifani sceglie di non sbilanciarsi. “Non faccio – dice in direzione – scenari per il dopo. Vediamo”. La direzione del partito è convocata in maniera permanente e valuterà ora per ora e giorno per giorno l’evolversi della situazione. Con possibili conseguenze, come dice anche il responsabile organizzazione, Davide Zoggia, sui tempi delle primarie nazionali (“il congresso è importante, ma se le cose precipitassero la direzione valuterà per il meglio”). Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del Pd, rilancia anche il ‘gentleman agreement’ proposto da Epifani per superare il nodo dell’automatismo segretario-candidato premier sul quale l’Assemblea dello scorso weekend non ha trovato un’intesa. “Troveremo una modalità – ha ribadito il segretario – per risolvere il punto che riguarda il rapporto tra segretario e leader”. Nessun riferimento alla questione, infatti, c’è nel regolamento approvato oggi dalla direzione. E il nodo potrebbe tornare a galla al momento delle primarie per Palazzo Chigi con i renziani che, qualora si fosse già tenuto il congresso e Renzi avesse vinto, potrebbero essere tentati di far valere la regola per cui il segretario è il candidato unico alle primarie di coalizione per la premiership, tagliando, così, di fatto, fuori Enrico Letta.