Il neonazionalismo della Merkel trionfa e lancia la sfida all’Europa sulle orme della Thatcher

Angela Merkel sulle orme di Margaret Thatcher? Non c’è dubbio. Dopo il trionfo di ieri (circa il 42% dei voti: la coalizione Cdu-Csu non otteneva da vent’anni un risultato simile), si avvia ad eguagliare il record della “lady di ferro”: dodici anni al potere. E promette altri quattro anni di successi. I socialdemocratici si sono fermati al 25,7, i liberali sono scomparsi ed insieme agli euro-scettici non entrano al Bundestag, mentre Verdi e Like mantengono posizioni marginali, ma di tutto rispetto (oltre l’8%). La Cancelliera, dunque, sfiora la maggioranza assoluta dei seggi: la Grossekoalition con i socialdemocratici sembra inevitabile e sarebbe la terza volta nella storia della Germania contemporanea. Non si sa su quali basi verrà stabilito l’accordo, ma i leader dei due partiti dovranno parlarsi per definire un percorso che sicuramente porterà ad un alleggerimento dell’austerità, come chiede Steinbruck, a fronte dei buoni risultati acquisiti fin qui che certamente daranno un po’ di respiro al Paese, a quel “respiro” promesso cui hanno creduto gli elettori conferendo un sontuoso e quasi plebiscitario mandato alla Merkel.

La Germania, dunque, è sempre più forte, stabile, decisa a giocare un ruolo di primo piano (se non egemone) in Europa. E, sull’onda dell’apprezzamento dei sui connazionali, la Cancelliera cercherà di evitare il pericolo di “isolamento” che si paventava. Gli altri Paesi, di fronte alla forte economia tedesca potrebbero far valere almeno la tenuta politica, ma non sembra che questo asset connoti tutti i Paesi dell’Unione, a cominciare dall’Italia verso la quale la Germania, se pure con la buona volontà del caso, non può che continuare a nutrire diffidenza e preoccupazione stante la situazione di incertezza che domina il Belpaese. Nella coalizione ci si scanna, il ministro dell’Economia minaccia l’abbandono, nei partiti che sostengono il governo, ed in particolare nel Pd, la confusione regna sovrana: Letta non vuole farsi logorare, dice, ma doveva metterlo in preventivo che sarebbe accaduto. A differenza della Germania, dove un forte senso dello Stato e del “bene comune” prevale sugli interessi dei partiti, una Grande Coalizione è sempre possibile, e dunque, l’instabilità sostanzialmente scongiurata, in Italia esperiementi del genere finiscono sempre male: prima il governo Monti, adesso il governo Letta. Vogliamo dire che il sistema dei partiti da noi è deconotto e oltralpe è ben vivo?

Certo, vedere che per la prima volta i liberali sono fuori dal Parlamento fa un certo effetto: il partito che fu di Genscher, mitico ministro degli Esteri, ed ora del vice-cancelliere Philipp Roesler oltre che di un non meno capace responsabile della politica internazionale come Guido Westerwelle, è diventato irrilevante, perdendo dieci punti percentuali in una sola tornata. Come è stato possibile? Semplicemente perché i “moderati” hanno ritenuto di dare più forza (soprattutto in Baviera dove hanno votato in massa per la coalizione, dopo il trionfo della Csu l’altra domenica  nelle elezioni per il rinnovo del lander), nell’intento di dare più forza alla Merkel sul piano europeo e ridurre definitivamente l’Unione ai suoi voleri. Aspirazione che resterà frustrata dal momento che la Cancelliere stessa, proprio in ragione della sua forza, non avrà motivo di inimicarsi i Paesi dell’eurozona anche per proteggere le esportazioni tedesche che sono calate non poco negli ultimi tempi ed attirare investimenti anch’essi non eccessivamente brillanti.

Resta il fatto, incontestabile, che i tedeschi hanno apprezzato chi, pur dicendosi fedele agli ideali europeisti, ha difeso con le unghie e con i denti le ragioni della sovranità nazionale a costo di farsi sconfessare dalla comunità internazionale, e non soltanto sul piano economico-finanziario, ma anche nella politica estera più complessiva connessa alle crisi internazionali sfociate in demenziali conflitti dai quali la Germania ha saputo tenersi alla larga, mentre ha continuato a coltivare “in solitaria” i rapporti con l’Est e con il Nord Europa – grandi mercati e grandi possibilità di intervento –  non disdegnando di salvaguardare il primato di partner commerciale con Paesi come l’Iran e l’Egitto. Una politica dinamica, altro che isolazionista, che ha reso molto in termini economici e di prestigio. In Europa la Merkel incarna quel sano nazionalismo che gli altri hanno perduto, a cominciare dall’Italia. E perciò vince e governa.