Il marxismo è finito? No, c’è quello “religioso” delle sette senza Dio. Come accade a Londra

In fatto di mode religiose gli inglesi vantano una creatività pari solo a quella dei cugini americani. Dopo la messa gospel, la liturgia recitata, i riti new age e le dottrine intestate a quel nume piuttosto che a quella costellazione. Tra libere interpretazioni e rivisitazioni dei testi sacri; movimenti subculturali che inglobano bisogni interiori, correnti sociali e fideismo psicologico, la strada è più che aperta al proliferare di nuovi gruppi pseudo religiosi o para spirituali nati dall’oggi al domani, pronti a colpire il cuore, e sedurre le (fragili) menti di proseliti dell’ultima ora. La più recente novità in materia è stata appena ribattezzata Sunday Assembly, e malgrado il nome rimandi più a reminiscenze proletarie che a codici sacri, presenta nel suo decalogo strutturale quasi tutto quello che si può trovare in una chiesa: e va sottolineato il “quasi”. Dunque, i fedeli del nuovo credo si riuniscono la domenica in un edificio sconsacrato, o ex religioso che dir si voglia. La moderna liturgia, che prevede l’ascolto di un sermone dal contenuto rigorosamente “social” dispensato da un attore barbuto che richiama da vicino l’iconografia classica intestata a Gesù Cristo, prevede anche canti e caritatevoli raccolte di denaro per i più bisognosi. Peccato solo che, nella congregazione che nel Regno Unito sta raccogliendo sempre più fedeli, manchi una cosa fondamentale: un dio da venerare. Del resto, in questo nuovo modello di “chiesa sociale” il Verbo sembra essere quello intestato alle tesi del marxismo religioso più che ai dettami della fede. La Sunday Assembly, infatti, come detto non crede in un essere superiore ma, ben più prosaicamente, nell’attività dei suoi membri, che partecipano a una serie di programmi di volontariato mirati a migliorare le condizioni di vita dei suoi adepti. E poco importa che sull’altare delle necessità spirituali e della deontologia sacra venga sacrificato l’elemento principe di ogni religione che voglia definirsi tale: il dio. L’elemento divino in questa neonata congregazione è stato prontamente rimpiazzato dal demone del pragmatismo basato sul dogma della dottrina sociologica. Come spiegato infatti da Sanderson Jones, il fondatore della insolita “comunità religiosa”, al Times di Londra, la loro ideologia è scarna e il loro motto ancor più ovvio: «Vivere meglio, aiutare spesso e chiedersi di più». Sembra il gingle di uno spot, e non è un caso allora se, date le centinaia gli adepti o aspiranti tali, l’organizzazione si è vista costretta a lanciare un tour mondiale: una sorta di casting religioso indirizzato a cercare gli ultimi protagonisti da scritturare nel grande circo delle nuove mode “religiose”.