I referendum radicali per fare quello che il centrodestra non ha fatto in 20 anni? Triste ma vero

Silvio Berlusconi ha firmato con un certo clamore giornalistico i quesiti referendari proposti dai radicali in materia di giustizia. Li ha firmati tutti e 12. Non solo quelli sulla separazione delle carriere dei magistrati e sulla sacrosanta responsabilità dei giudici in caso di giudizio falso o sbagliato, ma anche quelli che chiedono l’abolizione del reato di immigrazione clandestina e quello che limita ancor di più il ricorso al carcere per detenzione di sostanze stupefacenti. Su questi due argomenti ovviamente le sensibilità di molti elettori di centrodestra forse non si incontrano con quelle dei radicali. I referendum sulla giustizia invece sono forse l’ultima occasione che abbiamo – noi tutti italiani – di riportare un minimo di “giustezza” in quella che oggi è più imposizione di leggi (quasi tutte fatte male), che amministrazione di giustizia. Sia chiaro, se le leggi sono fatte male, se l’arbitrio dei magistrati nell’applicarle è quasi assoluto e se i magistrati non pagano né in caso di dolo né di errore, è solo colpa della politica. E questo ci porta doverosamente a interrogarci sul perché, pur essendo la destra in “area di governo” se non al potere per un ventennio, sia stata incapace di cambiare le cose. Esatto, perché il ruolo della politica è non solo amministrare e gestire quello che c’è, ma anche cambiare quello che non va. Se così non fosse basterebbe un partito unico, senza ideologie e senza programma altro da quello di gestire l’esistente. E in fin dei conti mi sembra proprio che sia a questo che l’Italia stia tendendo, a partire dall’obbrobrio del governicchio dei professoricchi. Il centrodestra nacque invece con la promessa di un grande cambiamento, economico, sociale, amministrativo e dell’architettura stessa dello Stato. Ed è questo, nello specifico, che ha dato un senso vero all’adesione al progetto del centrodestra da parte di un mondo – quello della Destra – che, unico nella storia d’Italia, è stato sempre “diverso” senza per questo essere sovversivo bensì piuttosto restauratore dei valori fondativi che tenevano insieme il nostro popolo e la nostra nazione. Io firmerò i referendum dei radicali – astenendomi su quello sull’immigrazione clandestina, perché ho troppo rispetto per gli immigrati “regolari” – e spero lo faccia chiunque voglia rimettere giustezza nella giustizia. Lo farò però col timore che poi – di nuovo – queste richieste popolari vengano disattese o taroccate dai partiti come avvenne con la legge Vassalli dopo il referendum dell’87. E chiedendomi perché e come mai la destra politica non sia stata in grado di generare in 20 anni nessun cambiamento. O piuttosto generare una rappresentanza fatta di persone che veramente volessero, a tutti costi e sopra ogni altra cosa, produrre un giusto cambiamento. Per lasciare magari oggi, ad altri italiani, un’Italia migliore di come l’avevamo trovata venti anni fa…