I nuovi vicerè continuano a trattarci come una colonia. Per la gioia di Monti e del Pd

La storia si ripete, lo scenario è sempre lo stesso: quando hanno l’impressione o sono convinti che Berlusconi si trova in un momento di debolezza, i “vicerè europei” intervengono a gamba tesa, quasi a dispetto, per far capire che l’Italia è in uno stato di sudditanza e nello stesso tempo per dare il “contentino” ai loro amici della sinistra nostrana e dell’alta finanza. È accaduto nel novembre del 2o11, con le ingerenze dei poteri forti e la spinta della Merkel, lo spauracchio dello spread e gli interessi sul debito sempre più salati: un’operazione che portò alla caduta del governo di centrodestra e spalancò la porta al governo tecnico. Accade adesso – proprio a ridosso del videomessaggio di Berlusconi – con l’entrata fallosa di Rehn (nel calcio sarebbe stata punita con un cartellino rosso e l’espulsione dal campo) che ne ha approfittato per criticare la cancellazione dell’Imu.  È stata la solita invasione in casa altrui, irritante, prevaricatrice, incurante delle esigenze della gente che soffre quotidianamente la crisi. Un’invasione di chi sa ragionare solo con la calcolatrice tra le mani e che fa dell’antiberlusconismo una professione. Non a caso, a schierarsi con Rehn è stato subito Mario Monti, che ha considerato un’offesa personale la decisione di strappare le cartelle dell’Imu, la sua creatura prediletta, quasi una figlia.  «Ho capito bene – ha detto Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato – che il commissario Ue e venuto  con arroganza per dare all’Italia ordini sbagliati… Rehn non ha la competenza per emettere i giudizi che con prosopopea ha espresso. È tra coloro che hanno affossato l’Europa e forse solo Monti e Zanda lo rimpiangeranno quando finalmente finirà di fare danni». E Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl, rileva che Rehn «è entrato a gamba tesa nel nostro dibattito interno» rilanciando quella politica dell’austerità «che ha frenato l’Europa impedendole di svolgere quel ruolo di livello internazionale che da più parti (Fmi, Usa, ecc.) è richiesto». A chi giova tutto questo? Non certo al nostro Paese. «L’Europa – aggiunge Brunetta – deve essere una cosa seria  e non una bandierina da attaccare sulla casacca di uno dei contendenti». Cosa che invece l’ambasciatore Ue ha cercato di fare prendendo posizione contro l’eliminazione dell’Imu e contro il blocco agli aumenti Iva. Se la predica non fosse venuta da un personaggio tanto importante a livello continentale si avrebbe avuto l’impressione di ascoltare Fassina che prima tuonava contro l’eliminazione dell’odiata imposta sugli immobili e adesso sostiene che non ci sono i soldi per evitare di alzare l’Iva. Un dispetto anche questo, dettato da calcoli elettorali. Calcoli fatti sulla pelle delle persone.