I ministri degli Esteri del Ppe ribadiscono il no alla guerra in Siria: manca la “pistola fumante”

Prima va trovata la “pistola fumante” sull’uso delle armi chimiche da parte di Assad, poi si può parlare di un eventuale intervento militare in Siria. È quanto chiedono i ministri degli esteri del Partito popolare europeo per bocca del presidente della Commissione Esteri, il popolare tedesco Elmar Brok. Nel fare il punto sulla riunione tenutasi a Vilnius il 7 settembre a margine della riunione, i ministri degli Esteri del Ppe hanno adottato una risoluzione annunciata questa mattina a Bruxelles. Nella nota congiunta, i ministri degli esteri del Ppe, «esprimono la loro preoccupazione per la tragedia umanitaria in Siria e chiedono agli Stati membri dell’Ue e alle istituzioni internazionali a intervenire». Inoltre «condannano l’uso di agenti chimici, il 21 agosto, probabilmente da alcuni elementi del regime di Assad, e dichiarano che al regime siriano deve essere impedito di utilizzarli nuovamente». Chiedono «la presentazione di elementi di prova prima che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare con gli ispettori dell’Onu, e chiedono a tutti i membri del Consiglio di sicurezza di agire secondo le proprie responsabilità, a nome di tutta l’umanità».

Dichiarano infine che, «se le prove confermano l’uso di tali armi di distruzione di massa da parte del regime di Assad, un ultimatum immediato dovrebbe essere lanciato al regime per mettere la sua scorta di agenti chimici sotto il controllo internazionale – che potrebbe coinvolgere la Russia – entro 30 giorni . Il regime dovrebbe anche incondizionatamente accettare di partecipare al processo politico di pace a Ginevra».