I giochi Clementoni compiono mezzo secolo e sfidano la crisi con un fatturato in continua crescita (+13%)

”Un bambino che gioca è un bambino felice e crescere è un gioco bellissimo”. È l’idea che cinquant’anni fa, nel luglio del 1963, spinse Mario Clementoni, di ritorno da un soggiorno di lavoro negli Usa, a fondare l’omonima azienda di giochi educativi in un garage di Recanati (Macerata), oggi occupato da una pizzeria al taglio. Tutto è partito con una produzione artigianale di giochi in scatola, oggetti che fino ad allora mancavano nelle famiglie italiane del baby-boom.

Oggi Clementoni invece è una realtà internazionale con 500 dipendenti e filiali in 7 Paesi: Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Portogallo, Polonia e, in fase di costituzione, Turchia. Il gruppo è saldamente guidato dai fratelli Stefano, Pierpaolo, Patrizia e Giovanni Clementoni, affiancati dalla madre Matilde. Una famiglia unita che, come spiega Giovanni, amministratore delegato, esclude per ora uno sbarco in Borsa.

Clementoni è un esempio di Made in Italy, producendo oltre il 60% di quanto vende ed esporta, praticamente tutto tranne le componenti elettroniche, tra le mura delle fabbrica di Recanati. Nel 2012 ha raggiunto un fatturato di 150 milioni di euro, con un tasso di crescita medio annuo del 13% dal 2003 ad oggi. Nel dettaglio, il fatturato di Clementoni è cresciuto ogni anno in media del 9% in Italia e del 20% all’estero. Oggi il gruppo marchigiano si piazza all’11esimo posto della classifica mondiale dei giocattoli, dominata dai colossi Mattel e Lego, e si è lanciato nel mondo dei tablet, con il Clempad, dotato di Wi-Fi e connessione 3G, che mantiene però, nei contenuti educativi, un filo conduttore con lo storico Sapientino del 1967, realizzato in carta metallizzata e bronzo fosforoso. Una crescita che – spiega Giovanni Clementoni – sembra non conoscere la crisi di questi ultimi anni, anche perché al giocattolo, che ”si vende per il 70% sotto Natale” e rappresenta un ”settore più resistente di altri”, si fa il possibile per non rinunciare.