I capitali non hanno passaporto, ma la svendita della nostra “argenteria” fa male

Il presidente del Consiglio ha ragione quando dice che i capitali non hanno passaporto. È infatti normale che chi ha disponibilità di capitali vada a fare shopping di aziende in altri mercati, com’è accaduto a Telefonica con Telecom Italia e come sta accadendo ad Air France con Alitalia. Ciò che non è normale è la debolezza politica ed industriale di un paese che si fa acquistare a prezzi da svendita i migliori pezzi della sua argenteria. L’utente di Telecom Italia quando usa il suo telefono o quello di Tim quando usa il telefonino non vogliono sapere chi sono i soci dell’azienda e che passaporto hanno in tasca, ma pretendono che la linea funzioni e che la telefonata costi poco. Lo stesso vale per l’utente di Wind, prima egiziana e oggi russa, della cinese 3 e dell’inglese Vodafone. E vale anche, in un altro settore, per il cliente di Alitalia, che vuol pagare poco il biglietto per salire su un aereo sicuro senza aver alcun bisogno di sapere di che nazionalità sono i proprietari della compagnia.

Se questo vale per i cittadini-consumatori, non può valere per il governo e tantomeno per il presidente del Consiglio, che ha reagito da cittadino sprovveduto alla svendita della nostra migliore argenteria. Gli spagnoli comprano Telecom Italia spendendo meno di un miliardo di euro. Per capire quanto sia bassa questa cifra basti pensare che il colosso telefonico incassa ogni anno con le bollette ben 13 miliardi e 700 milioni di euro, ha 54.000 dipendenti ed opera in 22 paesi. I numeri di Alitalia sono ancora più scandalosi. Anni fa Air France era pronta a sborsare 1 miliardo e 700 milioni per scalare la nostra compagnia di bandiera, mentre adesso la paga 150 milioni. Tralasciando il fatto che tra la prima e la seconda offerta abbiamo buttato in Alitalia cinque miliardi di euro nel tentativo di salvarla.

Dinanzi a questo scandaloso spoglio Letta non può nascondersi dietro un dito dicendo che i capitali non hanno passaporto. Ogni volta che gli italiani sono andati all’estero a scalare aziende non solo gli hanno chiesto di esibire il passaporto, ma poi li hanno costretti a mollare la presa.

A venti anni dalla liberalizzazione della telefonia abbiamo perso la Telecom che era pubblica, Wind che era dell’Enel e quindi indirettamente pubblica, 3 Italia che all’inizio vedeva una forte presenza di Carlo De Benedetti e Omnitel che finita agli inglesi ed è diventata Vodafone.

Oggi nel mondo i cittadini hanno bisogno di spostarsi e di comunicare e per questo trasporto aereo e telefonia sono asset strategici che un paese dovrebbe preservare dalla conquista estera. Con Alitalia in mano i francesi ci costringeranno a transitare per Parigi per poter girare il mondo, usando la nostra compagnia come vettore regionale e il loro scalo parigino come hub intercontinentale degli italiani. E così mentre noi abbiamo perso dieci anni a dibattere se il nostro hub intercontinentale doveva essere a Fiumicino o a Malpensa ce lo siamo ritrovato a Parigi. Con Telecom, Wind, 3 Italia e Vodafone i dati sensibili della nostre telefonate, dei nostri messaggi e della nostra navigazione in internet saranno in possesso di spagnoli, russi, cinesi e inglesi.

Un’Italia in saldo, senza autorevolezza politica, incapace di difendere la sua economia. Un’Italia dove dinanzi a tale situazione il presidente del Consiglio non trova di meglio da dire che i capitali non hanno passaporto. Senza accorgersi che così facendo gli italiani non avranno futuro.