Grillo chiede di tornare al voto per mandare a casa i “porci”. Ma tra i suoi senatori c’è già chi si vede ministro…

«I porci stanno provando ad ingannarvi un’altra volta». Il più galvanizzato dalla crisi di governo pare Beppe Grillo. Alle prese con il «letamaio», come ha definito l’attuale situazione, ha recuperato la grinta della campagna elettorale. Lo ha scritto sul blog e lo ha ripetuto partecipando a un corteo contro la costruzione della superstrada Rho-Monza. «Dobbiamo tornare a elezioni, mandare a casa tutta questa gente e rifare questo Paese con un Governo 5 Stelle». Il leader del Movimento vorrebbe passare all’incasso elettorale, contando sul mal contento generale. «Io voglio parlare con i 20 milioni che votano ancora Pd e Pdl: se continuano a farlo il Movimento se ne va. Gli dico “se non ci votate io mi tiro fuori”». Ma il blogger deve fare i conti con l’aula e con i suoi eletti, soprattutto in Senato. A Palazzo Madama sono una quindicina i senatori grillini che non gradiscono la linea distruttiva di Grillo e Casaleggio. Lo hanno manifestato in 13, formalmente, astenendosi in occasione dell’elezione dell’ultimo capogruppo. Da qui l’ipotesi (e la speranza da parte dei Letta-boys) di un appoggio a un governo con il Pd. Ma a gelare il premier è arrivata la dichiarazione di Francesco Campanella, senatore del M5S considerato tra gli aperturisti, rispetto alla linea del movimento. Non è «ricevibile qualsivoglia invito ad appoggiare un governo Letta, che si ritiene non accreditabile della capacità di esprimere una rotta capace di trarre fuori dalle secche il Paese», ha scritto Campanella su Facebook «Quello che appare auspicabile – prosegue il senatore grillino – è che le persone corrette presenti in Parlamento siano disposte ad imprimere alla politica italiana una significativa svolta, appoggiando un governo costituito da persone di conclamata onestà, competenza e esenti da qualsiasi coinvolgimento con la politica che ha portato l’Italia in questo miserando stato. Il M5S di fronte ad una prospettiva di questo genere, non si tirerà indietro, in piena sintonia con lo spirito che lo anima».

Per un senatore che sbatte la porta in faccia, ce ne sono altri che sono meno categorici. Come la senatrice Alessandra Bencini che al telefono con il quotidiano La Stampa dice di «sentire sulle sue spalle un peso enorme. La sua voce – racconta Andrea Malaguti – è disarmata, eppure nervosa, inquieta come il tremito di una tazza di tea appoggiata male sul piattino di ceramica. Si rompe. Piange. “Penso al futuro di questo Paese, ai miei figli, e non posso non interrogarmi su ciò che è giusto”». Magari votare un Letta-bis?