Gasparri: «Telecom agli spagnoli per colpa dei nostri capitalisti senza capitali. Ora lo scorporo della rete»

«Gli spagnoli c’erano già e sono stati praticamente costretti a prendere Telecom per l’assenza di un padrone. Nell’era della globalizzazione non è quello che mi preoccupa, ma che non ci sia stato ancora lo scorporo della rete. È questa la priorità». Maurizio Gasparri non è sorpreso dalla notizia dell’acquisizione del colosso delle comunicazioni da parte della iberica Telefonica. Il vicepresidente del Senato, che è stato anche ministro delle Comunicazioni, aveva lanciato l’allarme da tempo.

Presidente Gasparri, non è sorpreso di questo passaggio di mano?

Che Telefonica sia l’azionista di riferimento di Telecom non è certamente una novità. Come non mi sorprende che ci siano passaggi di grandi gruppi. Siamo in un mondo in cui Microsoft compra la Nokia, non è questo il punto. Il punto cruciale è rappresentato dallo scorporo della rete.

Perché è necessario?

Perché Telecom è l’azienda che detiene il monopolio naturale dell’accesso a internet da rete fissa. Le comunicazioni di tutti i cittadini passano attraverso la rete. Come pure tutte le attività di sicurezza. Ci sono quindi problemi di tutela della riservatezza che, di fronte a quanto rivelato negli ultimi mesi negli Usa con lo scandalo Datagate, si rilevano sempre più importanti o addirittura drammatici in tutto il mondo.

Tuttavia il viceministro delle Comunicazioni, Antonio Catricalà, sostiene che imporre lo scorporo della rete è difficile, se non addirittura impossibile.

È il parere di Catricalà, che è un viceministro. Sopra di lui ci sono un ministro e un presidente del Consiglio.

 Bisognava pensarci prima?

Vero. Su questo tema personalmente ho sollecitato in più occasioni il governo. A luglio avevamo organizzato un convegno con Italia Protagonista proprio sul futuro della Rete e avevamo affrontato anche questa eventualità.

Che cosa può fare il governo?

Tra le cose che vanno fatte c’è il regolamento di attuazione della legge del 2012 sul “golden power” e cioè sui settori di interesse strategico. E non c’è niente di più strategico delle comunicazioni. Fatto questo, il governo deve chiamare le parti in causa e giocare un ruolo propulsivo capace di aiutare il processo di scorporo della rete sotto la guida delle regole che saranno varate dall’Agcom.
La vicenda Telecom è anche paradigmatica della situazione del capitalismo italiano?
Siamo un paese di capitalisti senza capitali. Su Twitter l’ex senatore Ds ed ex presidente della Rai, Claudio Petruccioli, ha scritto: «Un nome ricorre sia nella storia di Telecom che in quella Alitalia. Colaninno.  Lo segnalo al responsabile economico Pd».
Che è Matteo Colaninno figlio di Roberto. Colaninno senior e gli altri che nel 1999 rilevarono Telecom Italia, li chiamavano “capitani coraggiosi”.
Le ripeto: i nostri imprenditori sono capitalisti senza capitale. L’unico capitalista che ha investito e portato ricchezza è stato Silvio Berlusconi e ancora gli stanno facendo la guerra.