Fuori dalla crisi? Bortolussi (Cgia): «Ottimista ma con cautela, la ripresa va rafforzata»

«L’Italia è fuori dalla crisi». Le valutazioni ottimistiche di Confindustria fanno discutere: c’è chi si entusiasma, chi parla di una «ripresina» e chi invece resta scettico. Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, veneziano di Gruaro ha un’idea tutta sua che si fonda su anni e anni di studi, indagini demoscopische, report e statische sulla voracità del fisco. Visti con l’occhio degli artigiani e delle piccole e medie imprese. «Ottimisti sì, ma con cautela».

La recessione è davvero finita, come dicono gli industriali?

Oddio, da un certo punto di vista possiamo dire di sì. Affermare che caliamo dell’1,6% invece che dell’1,9% è sempre molto preoccupante, perché sempre di calo stiamo parlando. Dopodiché dobbiamo considerare anche un altro discorso…

Ovvero?

… l’occupazione. Non crescerà, si perderanno altri posti di lavoro e questo è un parametro poco confortante.

Sbagliato farsi illusioni, allora?

Quella che stiamo vivendo è una “crisi di domanda”, innescata dal calo dei consumi: si consuma di meno, si lasciano a casa gli operai e si chiudono alcune imprese. La cosa importante è rilanciare i consumi e non aumentare l’Iva. Avere detto che probabilmente non aumenterà è un segnale che va nella direzione giusta.

Un segnale giusto, ma non sufficiente…

Occorrono altre misure che danno il senso che la rotta è cambiata.  Per esempio, la soluzione del problema degli esodati, il finanziamento della Cassa Integrazione in deroga. Perché la gente in questo momento non spende, risparmia per i tempi duri. Ma i tempi sono già duri adesso.

Ma con la crescita dello 0,7% stimata per il 2014 è possibile dire che comincia la risalita?

No, perché ci possono essere delle ricadute nel 2015 e nel 2016. Per essere più tranquilli bisogna rafforzare la ripresa. Tutti chiedono dove sono i soldi. Con la spending review quanti soldi si risparmiano? Poi c’è la vendita del patrimonio. E, infine, nell’audizione parlamentare di Camera e Senato del 2 maggio di quest’anno, Saccomanni ha detto che c’è la possibilità di liberare 10-12 miliardi disponibili nel 2014 grazie al fatto che siamo usciti dalla procedura d’infrazione dell’Ue per deficit eccessivo. Con queste entrate potremmo garantirci quattro miliardi di esenzione Imu, quattro miliardi per l’Iva, il rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga, risolvere il problema degli esodati e mettere un po’ di soldi in tasca  alle categorie più deboli per incoraggiarle. A un operaio che ha finito la mobilità devi dargli il senso che lo Stato c’è e che dà una mano. E per ultimo, ma non per importanza, c’è il cuneo fiscale. Quindi, attenzione: no all’ottimismo gratuito, bisogna avviare la crescita.

Ma la riduzione del cuneo è possibile in tempi brevi?

Sì, siamo a settembre, i 10-12 miliardi di cui parla Saccomanni saranno a disposizione nel 2014. È possibile che venga realizzato presto.

Quali sono i settori che potrebbero avvantaggiarsi dalla ripresa?

Tutti, perché tutti sono in crisi. Essendo una crisi generalizzata ci sono solo pochi settori che non soffrono. La crescita è come l’alta marea, fa alzare le barche piccole e le grandi.

Secondo le vostre stime l’aumento dell’Iva costerebbe fino a 103 euro a famiglia…

È una media, ci sono famiglie su cui inciderà di più e altre su cui inciderà di meno. Colpirà le famiglie numerose e quelle che consumano di più. Ma sui meno abbienti l’incidenza è maggiore perché hanno un salario più basso.

Com’è possibile parlare di ripresa se non si abbassa la pressione fiscale?

Quando inizia il percorso virtuoso aumentano gli introiti fiscali che permettono di abbassare certe tasse per i consumi e per le famiglie e anche per le imprese. L’Imu è stata cancellata e sull’Iva si sta discutendo. Ma c’è da rivedere l’Imu sui capannoni. Rispetto all’Ici per i capannoni c’è stato un aumento fino al 154%, mediamente oltre il 100%.  Sono cifre esorbitanti. I proprietari di capannoni pagano 9 miliardi. Molto spesso il piccolo imprenditore non distingue le tasse per la famiglia da quella della sua impresa: per cui tra imposte e balzelli vari si sente accerchiato e ha la sensazione di dover pagare sempre. A causa della crisi le attività vengono chiuse, ma i capannoni restano e non si vendono né si danno in affitto, però l’Imu va pagata lo stesso.