Ecco chi è Gianni Cuperlo, il nuovo avversario di Renzi

«Renzi? Non concordo con lui quando dice che abbiamo perso perché non abbiamo saputo attirare parte dell’elettorato di centrodestra. In realtà alle politiche abbiamo perso tre milioni di voti che erano nostri». E ancora: «Confermo la mia candidatura alla segreteria Pd: per fare riforme profonde non basta il governo o una leadership forte, c’è bisogno di un partito radicato». Secco, diretto e critico. La comunicazione politica è il suo punto forte. E di certo non è uno che ricorre a giri di parole per dire quello che pensa. Poche battute che danno il quadro di chi è Gianni Cuperlo: l’uomo che sfida (assieme ad altri) Matteo Renzi nella corsa per la segreteria del Pd. Le cronache raccontano che la sua candidatura gode già dell’appoggio di Massimo D’Alema e della componente interna dei “Giovani turchi” (il ministro Andrea Orlando, Matteo Orfini, il sottosegretario all’Economia Stefano Fassina). E su di lui potrebbe anche convergere Pier Luigi Bersani, storico avversario del rottamatore, e Rosy Bindi. Lui si dice fiducioso delle «sue chances». È ironico e pugente: sa che punta sul rinnovamento (quello vero e non fatto di chiacchiere) che piace tanto alle nuove generazioni del Pd. E non solo. E su Renzi dice: «Io voglio capire l’idea di partito che mette in campo, e spero che non sia quella dell’uomo solo al comando dei tempi di Fausto Coppi». Ma chi è realmente Gianni Cuperlo, il dem che da qualche mese sta togliendo il sonno a Renzi? Cinquantaduenne triestino, già nell’88 a soli 27 anni fu definito “un anti-burocrate alla conquista della Fgci”, non veniva dalle sezioni del Pci ma dalla guida degli studenti universitari. Da allora il giovane lentigginoso e schivo, con laurea al Dams ne ha fatto di strada. Nel 1992 passa nella direzione del Partito democratico di sinistra e successivamente nei Ds. Per lui è un periodo politicamente molto produttivo che gli offre l’opportunità di conoscere e lavorare con Massimo D’Alema, con il quale collabora internamente al partito e alla Camera come presidente della Commissione bicamerale per le riforme. Partecipa alla modifica della seconda parte della Costituzione e sempre con D’Alema partecipa anche alla stesura e pubblicazioni di alcune opere come: Un paese normale (Massimo D’Alema – Mondadori 1996) e La grande occasione (Massimo D’Alema – Mondadori 1998). Nel 2001 entra nella segreteria nazionale dei Ds e da allora è il responsabile della comunicazione del partito, incarico che ricopre fino al 2006. Esperto in comunicazione politica, insegna per diversi anni Teoria e tecnica della comunicazione pubblica e Comunicazione politica. Nel 2006 è eletto alla Camera dei deputati nelle liste dell’Ulivo della circoscrizione Friuli-Venezia Giulia, dal 6 giugno dello stesso è membro della XIV commissione (Politiche dell’Unione Europea) fino al termine della legislatura. Entra a far parte del Partito democratico fin dalla sua fondazione, nel 2007. Dopo la sconfitta di Walter Veltroni, 2008, è uno dei primi ad evidenziare la necessarietà di un ricambio generale, senza polemica alcuna, all’interno del partito per lasciare spazio alle giovani leve dei democratici. La posizione è molto netta: «Lasciare alle nuove generazioni la leadership». Neanche qualche tempo dopo, alla direzione di dicembre lamenterà: «C’è un deficit di autorevolezza delle nostre classi dirigenti nelle istituzioni, nel partito e nei territori». È in quel momento che viene individuato come punto di riferimento della nuova generazione del partito, che vede riunirsi sempre più spesso personaggi come Goffredo Bettini, Andrea Martell, Andrea Orlando. Dopo la sconfitta alle politiche del 2013, è tra la rosa dei nomi dei possibili successori di Pier Luigi Bersani alla guida provvisoria del partito, anche se gli viene alla fine preferito Guglielmo Epifani. Nel maggio dello stesso ufficializza la sua candidatura alla segreteria del Partito democratico. Da allora non conosce soste. E per Renzi la corsa per la segreteria si fa in salita.