È morto a Roma Jimmy Fontana. Con le sue canzoni rallegrò l’Italia del boom

È morto a Roma nella sua abitazione Jimmy Fontana. Avrebbe compiuto a novembre 79 anni ed era malato da tempo. Apprezzato cantautore, contrabbassista e attore, conobbe il suo periodo di massimo successo negli anni ’60. Tra i suoi brani più noti “Che sarà” e “Il mondo”. Vincitore del Disco per l’estate nel 1967 e più volte in gara a Sanremo e al Cantagiro.

Legato al nome di Jimmy Fontana è il misterioso caso della famigerata mitraglietta Skorpion che in un decennio fece fuoco almeno cinque volte uccidendo, tra l’altro, due ragazzi di destra in via Acca Larenzia a Roma e il sindaco di Firenze Lando Conti. La mitraglietta fu acquistata nel 1971 (e poi rivenduta) da Enrico Sbriccoli in arte Jimmy Fontana, all’epoca all’apice del successo e collezionista di armi. Il 15 giugno 1988 quella stessa mitraglietta venne scoperta in un covo delle Brigate Rosse, in via Dogali a Milano. I periti dei carabinieri ricostruiscono la sua storia. È l’arma che uccise, il 7 gennaio 1978, due giovani missini (Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta) in quella che è passata alla storia come la “strage di via Acca Larentia”. Nel 1985 fulminò l’economista Ezio Tarantelli. L’anno successivo ammazzò l’ex sindaco di Firenze Lando Conti. Nel 1988 abbatté il senatore democristiano Roberto Ruffilli. Tutti delitti rivendicati dalle Brigate Rosse o da gruppi terroristici dell’ultrasinistra. Il figlio di Lando Conti volle vederci chiaro e investì i presidenti di Camera e Senato della questione: come è possibile che quella mitraglietta fosse finita nelle mani dei terroristi? Del resto, trovata l’arma nel covo milanese delle Br, non è mai stato messo un punto su chi effettivamente premette il grilletto. Nel febbraio 2009 la Procura di Firenze si arrese e archiviò l’inchiesta sugli esecutori dell’omicidio del sindaco nel 1986. L’unica traccia da seguire resta l’arma: aveva il numero di matricola abraso ma, grazie a un procedimento chimico, i carabinieri riuscirono a risalire alla sua carta d’identità. Fontana precisò di non aver mai avuto problemi con la giustizia per quella calibro 7.65. Ricordò di aver riferito agli inquirenti della Digos nel 1979 di averla venduta a Roma, presso l’armeria Bonvicini: «La vendetti, insieme a una pistola Star 7.63, ad Antonio Cetroli in cambio di un assegno di 200 mila lire». Cetroli, funzionario negli anni ’70 di Polizia al commissariato Tuscolano, negò l’acquisto al pm di Firenze che lo interrogò nel 1988: «Ho rifiutato la Skorpion dopo aver appreso che era stata classificata come arma da guerra».