È ancora tempesta sulla Kyenge: «È ministro perché brava o perché viene dal Congo?»

È il bersaglio preferito del web, su Facebook dilagano le vignette contro di lei, si raccolgono le firme via internet per le sue dimissioni. La tempesta sulla Kyenge sembra non aver mai fine e la sinistra continua a giocare sull’equivoco e nel tentativo di difenderla caccia fuori il razzismo, estremizza le situazioni e magari rinvigorisce la base del Pd che finalmente ha qualcosa da dire. Facile, molto facile. Il problema però è diverso perché le critiche alla “ministra” – tranne l’eccezione dei soliti esagitati – sono unicamente sulle tesi che porta avanti, a partire dalla difesa sic et simpliciter dei clandestini per poi finire con le incaute parole sul concetto di famiglia e la cancellazione dei termini “mamma” e “papà” dai moduli d’iscrizione a scuola (parole ritratte più per costrizione che per convinzione, visto che si erano ribellati anche gli ambienti cattolici). «È lei la prima ad essere razzista e se non venisse dal Congo, sarebbe ministro?»,  si chiede il consigliere regionale del Pdl Galeazzo Bignami. «Il dubbio che viene è che la prima ad essere razzista sia lei», scrive Bignami su Facebook: «Non tanto perché si definisce “mezza italiana” o perché spara stupidaggini sul “genitore 1” e “genitore 2”, quanto perché queste affermazioni dimostrano che lei è ministro non perché brava, ma perché ha sfruttato l’essere di colore». In altri termini, conclude Bignami, «la Kyenge se non venisse dal Congo, sarebbe ministro?». Se lo chiede anche qualche esponente del Pd. In silenzio, per non rischiare gavettoni come accaduto a Violante.