Draghi: «Dalla Bce nuova liquidità alle banche». Ma per i cittadini il credito resta un tabù

La tanto auspicata ripresa sta per arrivare.  Ma va al passo di lumaca. È un Mario Draghi cautamente ottimista quello che parla al Parlamento europeo. «I dati sulla fiducia  – dice  –sostengono che  l’attività economica della zona eurodovrebbe continuare la sua lenta ripresa nell’attuale trimestre, nonostante la produzione debole a luglio».  L’attività economica beneficia, secondo il presidente della Bce – di un «graduale miglioramento nella domanda interna, sostenuto dalla politica accomodante della Bce e dal rafforzamento della domanda esterna di export nella zona euro».

Ma tutto ciò potrebbe non bastare a riavviare il motore della crescita nei paesi rimasti indietro, anche perché la disoccupazione nell’area euro resta ancora molto alta. Occorre insomma qualche cosa  di più per favorire la ripresa con «fermezza». Che cosa? Draghi dice che la Bce è disposta  a fare la sua parte, essendo  «pronta, se necessario», a concedere nuovamente un finanziamento illimitato alle banche.  Speriamo solo che gli istituti di credito ne facciano un buon uso. Di questo rischio sembra ben cosciente Draghi stesso: «La dinamica del credito resta sottomessa, sono diminuiti i prestiti a privati e imprese e questo riflette lo stato del ciclo economico. E il miglioramento significativo della capitalizzazione delle banche dall’estate 2012 non si è ancora tradotto in credito più elevato». Nella politica verso la liquidità per le banche annunciata da Draghi incidono probabilmente anche le notizie che arrivano da Washington, dove il ricambio al vertice della Fed non porterà, secondo quanto previsto dalla stampa americana, al temuto rialzo dei tassi di interesse. Janet Yellen, destinata a succedere a breve a Ben Bernanke, è infatti fautrice delle linea che vuole mantenere alta la liquidità per il sistema economico.

La Bce farà dunque la sua parte. Ma altrettanto  impegno Draghi si aspetta dalla politica. La raccomandazione è sempre la stessa e viene ripetuta da anni: «È importante che i Paesi proseguano le riforme». E sempre lo stesso è lo spauracchio: «Gli spread riflettono ciò che accade nei Paesi e al minimo segno che qualcosa va male i mercati vanno indietro».