Don Mazzi si vendica di Berlusconi: «Venga da me…», dice minaccioso. E la “sua” sinistra gode

Anche Don Mazzi consuma la sua piccola vendetta contro Berlusconi. Va di moda, ogni giorno c’è qualcuno che – dopo anni di sconfitte e frustrazioni – dà la sua stoccata piena di stizza. Non è mai stato simpatico, il teleparroco, nonostante le apparizioni in trasmissioni di successo che lo hanno reso un volto familiare. È di sinistra e non lo nasconde. Anzi, è un ultrà, pronto sempre a “sparare” sul nemico, in ossequio alla sua “missione evangelica”. Non ha mai sopportato il Cavaliere, di cui ne ha sempre dette di tutti i colori. E ora ne approfitta: «Sono pronto a salvare tutti quelli che ne hanno bisogno e quindi apro la mia porta della mia comunità a Berlusconi per fargli scontare la condanna Mediaset da noi», dice infatti il fondatore di “Exodus”, ai microfoni di Piero Chiambretti su Radio2. Non è un invito elegante né da buon cattolico, perché subito dopo si capiscono le intenzioni del sacerdote: «Berlusconi si alzerebbe la mattina alle 6, si pulirebbe la sua camera e il suo bagno, poi svolgerebbe i lavori quotidiani». E sulla possibilità che il Cavaliere venga accolto nella comunità di Don Gelmini dice: «Se andasse lì farebbe un danno a se stesso e a Don Gelmini, lui deve cambiare sul serio e non fare finta, in quel modo si creerebbero dei retro interessi che farebbero male a tutti». In sostanza, solo lui lo “punirebbe” e la vendetta è un piatto che si serve freddo. Sembra che a parlare sia uno degli esponenti più duri della sinistra. Ma non c’è nulla di cui meravigliarsi. Don Mazzi è il teleparroco che crede di poter esternare su tutto come se fosse il portatore del Verbo. Ha sempre votato il centrosinistra, confessò il voto alla Margherita e a Prodi (pregando perché vincessero), è sempre stato molto legato a Pezzotta. Invitò D’Alema e Prodi sul Lago di Garda («è ora che la sinistra, alla quale non nascondo di sentirmi vicino, rifletta sulla droga»). E sull’avversario, da preteha sempre avuto parole non molto misericordiose: «Berlusconi rappresenta solo se stesso», «Questo signore non si sa bene cosa stia a fare lì», «Con lui entra il gioco l’uso del corpo», «Silvio, la messa è finita». Tutto alla faccia del precetto religioso ama il prossimo tuo come te stesso. Se Don Mazzi tornasse a fare veramente il prete sarebbe meglio. Il dubbio è che riesca ancora a farlo, senza bisogno di cantare Bandiera rossa.