Di Pietro non ci mette più la faccia: nel nuovo simbolo dell’Idv il gabbiano resta solo

Era entrato in Parlamento per fare pulizia, per mandare a casa i ladri e gli incapaci, per dare lezioni di etica e di moralità. E’ caduto presto dalla cattedra, sotto i colpi dei suoi uomini: quelli da lui scelti e portati nell’agone politico: da Scilipoti da Razzi, da Elio Veltri, il primo a smascherare il bluff Di Pietro a De Magistris. È la parabola di Antonio Di Pietro, che oggi ha ratificato l’ennesimo passo indietro: non c’è più il suo nome nemmeno sul marchio dell’Italia dei Valori, perché il brand Di Pietro, non è più vincente, semmai è un segno della cattiva politica. Pensi a lui e vedi le immagini di lui balbettante ai microfoni di Report che non sa spiegare tutti quelle case come ha fatto a comprarle. Oggi a Sansepolcro, il fantasma di Tonino è apparso per stringere la mano al nuovo segretario Ignazio Messina, eletto a sorpresa dall’assemblea dell’Idv il 30 giugno scorso, sbaragliando la concorrenza dei candidati più vicini all’ex pm.

Del suo partito restano le macerie (fuori dal Parlamento dopo l’ultima batosta elettorale e con percentuali da prefisso telefonico nei sondaggi) sostenute da qualche proclama stantio: «Diciamo no alla politica delle larghe intese perché dobbiamo essere una forza di opposizione ma aiutare anche le altre forze di centro sinistra a costruire un’alternativa», ha detto Di Pietro, per poi tornare al sogno durato solo un’estate, quello della “foto di Vasto” «Credo ancora alla foto di Vasto perché – ha proseguito Di Pietro – è un progetto politico tuttora validissimo, mentre il governo Letta si regge sul ricatto. Il Pd negli ultimi tempi ha assunto un atteggiamento più netto nei confronti di Berlusconi e sembra che non vogliano più cedere al ricatto. Mi auguro che questo continui ad accadere davvero». Niente di nuovo, insomma, proprio come il “nuovo” simbolo. Il logo dell’Idv in realtà richiama molto quello già esistente: prima c’era un gabbiano che volava alto con la scritta Italia dei Valori su sfondo azzurro e con il nome Antonio Di Pietro ben marcato. Le uniche differenze della nuova versione la  comparsa del tricolore italiano, sotto forma di una discreta striscia in basso ed è scomparso il riferimento al leader storico. Ed è lo stesso ex pm ad ammettere che «è un vantaggio, perché si deve proseguire nel cammino di spersonalizzazione della politica». Con l’aria che tira, meglio non metterci la faccia.