“Dagli allo Scilipoti di turno”. Grillini e Pd dimenticano chi sono i veri protagonisti dei ribaltoni

Governo avanti tutta o coalizione in retromarcia? Mentre ci si arrovella sull’amletico dubbio, immancabili cassandre e improvvisati profeti dell’ultim’ora danno la caccia ai “nuovi Scilipoti”, agitando lo spauracchio del tradimento. Nell’ideale dizionario della politica, tra i sinonimi di cambio di casacca figura implacabilmente il nome dell’ex Idv, oggi Pdl, eletto a simbolo del male.E così, sulla possibilità che alcuni senatori del M5S sostengano un governo con il Pd basato su un accordo programmatico, dagli avamposti grillini Nuti arriva a sottolineare di non poter escludere «che ci siano Scilipoti anche nel Movimento 5 stelle». Uno spettro evocato all’abbisogna, e incarnato strumentalmente nel senatore siciliano, divenuto emblema vivente di abiura politica e di infedeltà governative. Quasi un protagonista unico sul set degli arroccamenti o dei salti della barricata, in realtà comuni a tanti scenari parlamentari, di ieri come di oggi, eppure fino a prima dell’avvento dell’ormai leggendario (suo malgrado) Scilipoti, passati quasi sotto silenzio. Nessuno, a sinistra, ha urlato allo scandalo quando Clemente Mastella, nel ’94 ministro del Lavoro del primo Governo Berlusconi, si ripresentò a Palazzo Chigi in veste di ministro della Giustizia del governo Prodi nel 2006. O quando Buttiglione passò da una sponda all’altra. La storia insegna peraltro che, appena due anni dopo, nel 2008, al banco di prova della fiducia, l’esecutivo del Professore si vide venire meno proprio Mastella dimissionario, il voto di due dei senatori dell’Udeur, di due dei senatori dei Liberal Democratici, di Domenico Fisichella, Franco Turigliatto e Sergio De Gregorio, guarda caso tutti eletti nello schieramento di centrosinistra. A corollario di tutto, per amore della verità cronachistica va aggiunto che, solo un anno dopo, il politico di Ceppaloni annunciò il suo ritorno in politica, cambiando nuovamente schieramento, e comunicando la sua candidatura nelle file del Pdl alle elezioni europee del 2009. Uno Scilipoti ante litteram? Naturalmente no: prima e dopo di lui ce ne sono stati e ce ne saranno. Quello che fa la differenza semantica e purtroppo spesso nell’opinione pubblica anche deontologica, in realtà sta nel fatto che quando il tentativo di ribaltone parte dalle retrovie della destra e va a nutrire le schiere del centrosinistra, si chiama avvicendamento. Al contrario, quando da sinistra si passa al centrodestra, come a dire dall’Idv al Pdl, si chiama tradimento. Il che legittima disquisizioni più o meno faziose, giocate tutte sulla sottile linea di confine che separa il concetto di cambiamento da quello di trasformismo. Tra riposizionamenti e palleggiamenti, comunque, il 9 settembre i protagonisti in campo rimetteranno al palla al centro?