Da Rehn appelli alla stabilità. Letta ammonisce il Pd: «Non diamo l’idea di un vulcano in ebollizione»

Da Vilnius a Palazzo Chigi, il mantra è sempre lo stesso: serve stabilità politica, che tradotto vuol dire, lunga vita al governo Pd-Pdl oppure…. L’Italia non sta ancora bene, sottolinea dalla Lituania il commissario Ue per gli Affari economici, Olli Rehn. «Gli ultimi dati economici non sono buoni, ammette mettendoci in guardia e facendo presente che per migliorare la situazione «è essenziale la stabilità politica». L’Italia – sottolinea,  – è scossa da turbolenze politiche» e «siamo tutti consapevoli che il governo di recente ha preso chiari impegni e sta andando avanti». Ma non basta. «Ora è importante che eviti l’instabilità politica e si concentri sulle riforme economiche». È lo stesso lessico che il premier Letta usa da Torino, intervenendo alla Settimana sociale dei cattolici italiani. «Il Paese è credibile se mantiene i suoi impegni, per questo dobbiamo impegnarci per continuare ad essere credibili, non dare l’idea che ogni giorno si è sull’orlo di un vulcano in ebollizione». E poi «non è vero che non facciamo niente, facciamo una fatica enorme a tenere in piedi questo governo», ha aggiunto. L’appello “incrociato» a tener cara la stabilità è una cornice all’interno della quale rimane tuttora innescata la “bomba” sulla decadenza del Cav, caricata per mercoledì prossimo. In quest’ottica la “fatica” cui fa cenno Letta è doppia, per quanto lo riguarda. L’appello alla stabilità e alla responsabilità suona stonata ai “falchi” del Pd. Non sono poi passate certo inosservate ai piani alti di Palazzo Chigi le stoccate di Matteo Renzi a Porta a porta. L’uscita su Letta «attaccato alla seggiola» (poi derubricata a battuta), raccontano, ha quasi provocato una risposta diretta del premier. Ma nemmeno dalle parti di Largo del Nazareno sottovalutano la potenzialità deflagrante di un Renzi già, di fatto, in campagna elettorale per le primarie. “Le fatiche” di Letta, tra governo, rapporti col Pdl e fibrillazioni precongressuali, confermano la sensazione più volte espressa dal Pdl che la crisi di governo – quindi l’instabilità politica – siano tutte nelle mani del Pd e nei suoi nodi irrisolti:  far prevalere gli interessi di leadership o quelli di un Paese ancora convalescente secondo Rehn e in ripresa «acerba», secondo Mario Draghi?