Cento milioni di euro: ecco quanto ci costano i campi rom di Roma, Napoli e Milano

Cento milioni di euro: questa la cifra stanziata tra il 2005 e il 2011 per allestire, gestire e mantenere i “campi nomadi” di rom, sinti e camminanti a Roma, Napoli e Milano, le prime tre città dove è stato dichiarato lo stato di emergenza e dove la presenza è più rilevante. La cifra viene dal rapporto “Segregare costa”, curato dalla associazioni Berenice, Compare Lunaria e OsservAzione. A Milano, dove i rom sono circa 2.500, le associazioni hanno ricostruito una spesa di 2,7 milioni, ma «si tratta di un dato sicuramente parziale». A Napoli, dove il rapporto stima una presenza di circa 2.500 rom stranieri, balcanici e rumeni, per allestire, gestire e mantenere i campi si sono spedi 24,4 milioni. Per le spese di manutenzione e gestione di un container nel campo di Secondigliano, dove risiedono 700 persone in 92 moduli abitativi alle spalle del carcere, si spendono fino a 400 euro a famiglia. Per la sola fornitura elettrica il Comune ha speso poco meno di 100 euro a famiglia, con punte di 160 euro nel 2007. A Roma, dove risiedono circa settemila rom, sono stati stanziati 69,8 milioni ai quali si aggiungono 9,3 per progetti di scolarizzazione. Qui sono otto i villaggi autorizzati, da quello più grande di Salone, con 850 residenti a quello di Casal Lombroso, con 160 persone; a questi si sommano dieci campi tollerati come quello del Foro Italico e di Arco di Travertino; in più circa duemila persone sono dislocate in insediamenti abusivi, periodicamente smantellati. Secondo il rendiconto generale del Comune, tra il 2005 e il 2011 sono stati compiuti 31 sgomberi, si arriva a 450 secondo altre stime, a un costo di almeno 15-20mila ciascuno. Nel contempo, continuano le proteste dei residenti, i borseggi nelle metro e i furti negli appartamenti, nonché episodi di criminalità, tutti elementi che rendono caldo il clima. Le ultime notizie arrivano da Napoli dove tre cittadini serbi di etnia Rom sono stati arrestati con l’accusa di tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù. I tre, assieme a un complice non ancora diciottenne di cui si sta occupando il Tribunale minorile, avrebbero costretto una giovanissima connazionale a chiedere l’elemosina nei quartieri di Secondigliano e del Vomero, picchiandola e privandola del cibo se guadagnava meno di 50 euro al giorno. La ragazzina è stata convinta a denunciare da alcune persone con cui aveva fatto amicizia e alle quali aveva confidato il ricatto subìto. La malcapitata, che era stata venduta alla banda dai genitori, si trova ora in una comunità protetta.