Cattolici tradizionalisti e atei devoti divisi sull’ultima intervista di Papa Francesco

L’intervista a Civiltà cattolica ha sollevato un dibattito vasto, anche qualche perplessità.  Su tutte spicca quella che arriva dagli Stati Uniti di Michael Novak, forse il più noto filosofo cattolico americano, molto legato a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Secondo Novak (intervistato da Paolo Mastrolilli per il sito Vatican Insider), «il tono delle dichiarazioni di Bergoglio, in particolare usare la parola “ossessione” ferisce fedeli che hanno rischiato anche la vita, per proteggerla». Inoltre «mette molti cristiani sulla difensiva, proprio quando sono attaccati. Nello stesso tempo incoraggia le critiche contro la Chiesa, da parte dei suoi avversari dichiarati, che non aspettavano altro». Anche Giuliano Ferrara, l’ateo devoto più famoso d’Italia da qualche tempo si sente un po’ meno devoto. Da giorni ha schierato il Foglio in posizione molto critica nei confronti del pontefice argentino. Venerdì mattina in prima pagina esplodeva il rammarico per «Papa Francesco e i cari estinti», ossia «I princìpi non negoziabili, bandiera di due papi», nel sommario definiti «ormai lettera morta». In evidenza un richiamo nostalgico ad alcune affermazioni di Benedetto XVI. L’Elefantino esprimeva tutta la sua amarezza: «Sui princìpi non negoziabili, sulla “disarticolata sequenza di dottrine” che Francesco considera impalatabili per la chiesa nel suo tempo storico, non so. Il relativismo cristiano sta vincendo su tutti i fronti della predicazione apostolica». Oggi altre due paginate critiche contro Bergoglio, con ampio risalto alla lettera aperta di Francesco Agnoli, 39 anni, professore di storia e filosofia in un liceo di Trento, firma di punta dei cattolici tradizionalisti. Agnoli assume il ruolo del figlio fedele rispetto al figlio dissennato e chiede una «parolina buona anche per quelli che, con tanti limiti, cercano di stare con la propria moglie e di accogliere i propri figli». Agnoli in alcuni punti, bontà sua, «concorda» addirittura con il Papa, ma poi chiede «la frusta di Gesù nel tempio per gli abortisti». Con tanti saluti alla parabola del figliol prodigo.

Particolarmente acuto il commento di Vittorio Messori sul Corriere della Sera, il quale lascia intendere di avere preferito, come stile personale Joseph Ratzinger e che le sue inquietudini erano antecedenti all’ultima intervista. «Molti nella Chiesa erano perplessi di uno stile in cui sembrava di avvertire qualcosa di populista, da sudamericano che in gioventù non fu insensibile al carisma demagogico di Peròn. Gli scarponi ortopedici neri, la croce solo argentata e i paramenti liturgici talvolta trascurati, l’andare a piedi, il rifugio della scorta, le telefonate fatte di persona qua a là, il parlare a braccio a rischio di equivoci, l’esigere subito il tu». Ma Messori spiega pure che in una prospettiva cattolica conta solo «il Papato, mentre non ha rilievo teologico il carattere del Papa. Il credente ama ogni pontefice, simpatico o meno che gli sia». Ecco la sintesi del messaggio di Bergoglio, secondo Messori: «Il mondo va salvato così com’è, ci piacca o no. Gli uomini sono quello che sono non quello che vorremmo che fossimo» quindi «ben venga il messaggio del Vescovo di Roma. Non vi è alcun cedimento sui principi non negoziabili. Il messaggio è: prima la fede e poi la morale. Prima soccorriamo i feriti, poi diamo loro lezioni di teologia». Mentre su Il Giornale Marcello Veneziani nel commento dal titolo «Il Papa che vuole piacere al mondo» legge in questi termini la strategia comunicativa del Pontefice: «A lui interessa più la riconquista delle folle», tuttavia , è l’auspicio di Veneziani, «distingua tra le braccia aperte e ciò che è bene. Il primo problema è trovare un delicato equilibrio: inseguire i lontani senza avvicinare i vicini».