Bologna si copre ancora di ridicolo: un compromesso sulle parole “mamma” e “papà”

Mamma e papà no, mai più. “Genitore 1” e “genitore 2” nemmeno, per evitare gerarchie. “Genitore richiedente” e “altro genitore”, ma sì, forse. Chissà. Poi arriva la marcia indietro del Comune e Bologna si immerge nel ridicolo fino al midollo ancora una volta. La Giunta Merola si è infatti riunita addirittura per trovare un compromesso in tutto questo casino sulla modulistica scolastica, innescato da un’assessore veneziano poco geniale e da un ministro che fa dell’inopportunità la sua arma migliore come la Kyenge. E tutto per un non problema: i diritti delle coppie omosessuali, che nessuno nega e che certo non sarà un modulo ad assicurare, non si difendono, così. La giunta, insomma, ha “riammesso” le parole “padre” e “madre”, non verranno cancellate dalla modulistica dei servizi educative scolastici. Addirittura hanno messo in campo i “pontieri” per ricucire la falla aperta tra il Comune e il buon senso comune, tra scelte ideologiche e diritto naturale. Nella sostanza, si dà mandato ai tecnici di modificare gli attuali moduli dando ai singoli utenti la possibilità di riconoscersi nella definizione preferita, senza cancellare “padre” e “madre” dove sono presenti. Tutto questo per iscrivere i figli “di mamma e papà” a scuola. Dobbiamo ridere o piangere? Un finale comico che avrebbe fatto la fortuna di Franco e Ciccio Ingrassia ma che per noi è una comicità amara, frutto di un’ipocrisia morale e lessicale che spaventa. Bologna «rinunci alla pagliacciata dei moduli» e facciamo prima, commenta sarcastico Maurizio Gasparri.  «Se ci sono documenti scolastici per bambini da compilare è perché ci sono un padre e una madre che quei bambini li hanno fatti nascere. Non è solo una questione di nomenclatura. È il surrettizio tentativo di scardinare il nucleo sociale primario e naturale, la famiglia, che preoccupa». Presupporre che le differenze di genere nascano da condizionamenti culturali e stereotipi e non da un dato di natura costitutivo di ogni persona che viene al mondo non si sa dove può portare.