Berlusconi non offrirà al Pd l’occasione di far cadere il governo. E Renzi e compagni sono in gramaglie

Silvio  Berlusconi non farà al Pd il regalo che si attende da lui. Non staccherà la spina al governo. Non ritirerà i suoi ministri. Non farà cadere la legislatura. E non terrà conto di ciò che la Giunta ha già deciso contro di lui e che ufficializzerà domani. Gioca d’anticipo il Cavaliere con l’attesissimo videomessaggio nel quale, ribandendo la sua innocenza, non legherà la questione della decadenza alla tenuta del governo mettendo così in crisi i Democratici che ci speravano avendo già apparecchiato il loro congresso e perfino la corsa alla candidatura per Palazzo Chigi sulla “irresponsabilità” di Berlusconi che a fini personali avrebbe dovuto mondare tutto a carte quarantotto.

Il Pd, a questo punto, è in gravissime difficoltà. I suoi pasdaran dovranno rassegnarsi a continuare a sostenere il governo insieme con il Pdl e non potranno invocare nessun conflitto a giustificazione del loro disimpegno. A questo punto Renzi dovrà rivedere i suoi piani che aveva approntato come un Napoleone in sedicesimo e prendere atto che i tempi della sua presunta cavalcata trionfale verso la segreteria o la conquista della presidenza del Consiglio deve riporli nel cassetto dove giacciono più incubi che sogni, visto che dalla sua “discesa in campo” non ha raccolto altro che delusioni. Molte chiacchiere e pochi fatti, insomma.

E anche Epifani che contava molto sulla “linea dura” del Cavaliere deve acconciarsi a più miti consigli nel preparare uno scivolosissimo congresso che potrebbe davvero far implodere il Pd, dopo le prove generali post-elettorali culminate nella  vergognosa vicenda dell’elezione del capo dello Stato dalla quale è venuta fuori l’anima del partito, inqualificabile da tutti i punti di vista.

E perfino i grillini dovranno riporre la loro ascia di guerra. Rappresentano il “casino organizzato” e – beati loro – sembrano contenti del ruolo che si sono ritagliati con il consenso di alcuni milioni di elettori che hanno inteso convogliare la loro rabbia su un movimento che verosimilmente è confuso, raccogliticcio, incapace di elaborare una sia pur timida politica interventista dall’opposione. Speravano che Berlusconi facesse sfracelli per gettargli addosso la croce, ma anche loro devono accontentarsi di poco. Voteranno come hanno stabilito e non è detto che il responso dell’Aula possa essere diverso da quello Giunta. Sarebbe una beffa che seppellirebbe i giustizialisti di tutti i colori e le tendenze, piddini compresi.

Il governo, dunque, continua la sua naviogazione. Le “colombe” hanno avuto la meglio. Berlusconi si è acconciato alla ragionevolezza suggeritagli dai suoi consiglieri, in primo luogo i familiari e gli amici di una vita, cui si è accostato anche Giuliano Ferrara nelle ultime ore che, si dice, sembra aver avuto una parte considerevole nel confezionare il videomessaggio.

Letta (Enrico) può gioire, dunque, il suo partito no. E al Largo del Nazareno si studieranno certamente altre mosse per mettere in ginocchio l’esecutivo risultata spuntata ormai l’arma della cacciata di Berlusconi dal Senato. Gli italiani non pagheranno l’Imu, sull’Iva l’orientamento del Pdl è prevalente, stupisce l’asse Brunetta-Fassina nel sostenere le ragioni della politica contro quelle dei tecnocrati con gli occhi bendati. E rinasce Forza Italia che dovrebbe rimettere in moto il cantiere della ricomposizione del  centrodestra. Ma questo è un altro discorso.

Oggi si parlerà soltanto del Caimano che getta nello sconforto il Pd e lo costringe a ripensare la complessa strategia elaborata nel corso di una bollente estate. La lontananza da Roma ha ritemprato il Cavaliere che spavaldamente, a questo punto, può scagliare contro i pregiudizi la sua tranquilla autodifesa senza nuocere al Paese e chiamare gli italiani ad un confronto sulla responsabilità in politica. Un’abile mano da pokerista consumato, non c’è che dire.