Becerume a gogò: sindaco non fa suonare l’inno di Mameli e Salvini lo elogia

Che il sindaco di un Comune italiano vieti alla banda del paese di suonare l’inno nazionale è già una notizia fastidiosa. Se poi capita che Matteo Salvini, vicesegretario di un partito rappresentato in Parlamento, dia il suo pieno appoggio a tale, improvvida decisione, a una notizia fastidiosa, se ne aggiunge una sconcertante.  È successo a Martinengo, in provincia di Bergamo. Così il primo cittadino Paolo Nozza, appartenente (manco a dirlo) alla Lega Nord, si è rivolto agli orchestrali nell’imminenza di una manifestazione cittadina:  «Siete invitati a suonare alla cerimonia di inaugurazione del vecchio filatoio, però non dovete eseguire l’inno di Mameli».

La polemica ha naturalmente  varcato i confini del paese. Ma sarebbe rimasta tutto sommato confinata in un ambito di (pessimo) folklore locale,  se non fosse poi intervenuto Salvini a rilanciarla in ambito nazionale, rincarando anche la dose: «Scandalo perché un sindaco leghista non fa suonare l’inno di Mameli all’inaugurazione di un’opera pubblica? Dovrebbero farlo tutti». Non contento di ciò, l’esponente leghista ha anche aggiunto: «Lo Stato sta massacrando di tagli e tasse i Comuni, e con loro i cittadini. Altro che Mameli, questo Stato merita come inno  La terra dei cachi di Elio e le Storie  tese».

Salvini non è certo nuovo a certe provocazioni. Ma stavolta se la poteva proprio risparmiare. Forse tutto dipende dal particolare momento di tensione interna che sta vivendo la Lega. Ma è davvero curioso  il fatto che il dibattito interno di un partito si riduca alla triste gara tra chi la spara più grossa nei comunicati stampa.