Ancora scontro nel Pd sul congresso. I renziani: temono Matteo, ma non si parli di slittamento

Basta con le tattiche dilatorie. Si decida subito la data del congresso del Pd. La richiesta dei renziani è sempre la stessa e si infrange, a loro dire, contro le manovre interne di una classe dirigente più preoccupata delle sorti del governo Letta che delle regole congressuali. Dice Marco Donati: “Lo slittamento del Congresso sarebbe inaccettabile. Ma di cosa hanno paura? Se l’oggetto dei loro timori si chiama Matteo Renzi lo dicano chiaramente. Tuttavia, voglio sperare che si tratti solo di ipotesi giornalistiche”. E si richiama allo Statuto, dove è scritto che entro il 7 novembre va fatto il congresso. Dunque, basta con i trucchi. Un altro renziano, Lorenzo Guerini, gli fa eco: “Il rinvio non esiste: il congresso deve essere concluso entro l’anno. E’ stata indicata la data del 24 novembre e bisogna lavorare tutti con quell’obiettivo”. Replica Davide Zoggia, responsabile organizzativo del Pd: “Sentiamo la responsabilità del momento e il Pd è una forza responsabile verso il Paese, per cui il congresso si fa nei tempi stabiliti e con regole condivise e sarà un momento nel quale parleremo più dell’Italia che delle regole interne”.

È ai bersaniani che si addebita l’ipotesi di voler procrastinare il congresso per affrontare meglio un’eventuale crisi di governo causata dal Pdl. Infatti dare ancora una volta l’immagine di un partito spaccato sulle strategie e sull’identità costituirebbe un danno incalcolabile in caso di ricorso alle urne. Ma per i renziani l’allungamento dei tempi è solo una mossa per contrastare l’ascesa del sindaco di Firenze. Infine l’altro candidato Gianni Cuperlo, si limita ad avanzare una richiesta minimale: si faccia il congresso, le regole “vanno tutte bene”.