Anche il Pd è tentato dal voto subito, ma ormai non dovrebbe più confidare nelle facili vittorie…

Silvio Berlusconi e Forza Italia hanno messo le carte in tavola e annunciando le dimissioni di deputati e senatori azzurri appena il Parlamento dichiarerà il Cavaliere decaduto hanno espresso con chiarezza la loro posizione.

Altrettanto chiaro è stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, stilando un comunicato al vetriolo che in sostanza dà dell’irresponsabile a Berlusconi ricordandogli che è stato condannato in via definitiva secondo le procedure previste dalla nostra Costituzione.

Adesso serve chiarezza anche da parte del Partito Democratico, che appare invece ancora in balia delle onde. Se a Palazzo Grazioli hanno vinto i falchi e al Quirinale si è deciso di rompere ogni dialogo con il Cavaliere, fornendo quantomeno elementi di chiarezza, a Via del Nazareno la confusione continua a regnare sovrana.

Enrico Letta dopo aver assaporato Palazzo Chigi da un lato prova a resistere agli scossoni e dall’altro comincia a fare un pensierino per la candidatura alla premiership. Il giro di accreditamento internazionale lo sta aiutando non poco, così come gli è prezioso il sostegno di Napolitano. Sulla sua strada, però, ha il sindaco di Firenze Matteo Renzi che scalpita e che buca i media conquistando l’opinione pubblica. Se le larghe intese avessero retto ancora qualche mese, anche grazie al semestre di presidenza italiana dell’Unione europea la legislatura sarebbe arrivata al 2015, con Letta in ascesa e Renzi forse spompato dalla veloce corsa intrapresa con troppo anticipo. Ma adesso che Berlusconi ha deciso di far saltare il banco il Pd non può apparire il difensore di un abbraccio che è diventato insostenibile. Ecco perché il premier si è precipitato da Napolitano, ecco perché Epifani ha chiesto una verifica immediata e la direzione del partito ha accelerato per fare le primarie per il segretario l’8 dicembre. Se per allora il governo sarà saltato le primarie per il partito si trasformeranno in primarie per la candidatura a premier e Renzi potrebbe avere la sorpresa di trovarsi proprio Enrico Letta come competitor. Due democristiani a contendersi la guida della sinistra italiana, che ancora una volta deve andare nell’archivio dello scudocrociato per avere un volto accettato dagli elettori moderati senza i quali non vince, così come accadde anche ai tempi di Prodi.

Lo scontro tra i due riproporrebbe le logiche del vecchio scontro tra Veltroni e D’Alema, l’uno preso a modernizzare, cambiare e comunicare in modo cool la sinistra e l’altro ventre a terra con l’apparato di partito e sindacato. Ad emulare il veltronismo ci sarebbe Renzi, mentre tutto l’apparato si metterebbe al fianco di Letta per sbarrare la strada al rottamatore.

Se Berlusconi ha aperto le danze, quindi, il resto del ballo sarà deciso dagli equilibri interni del Pd, che potrebbe prendere la palla al balzo dello scarto berlusconiano per portare in tempi brevissimi l’Italia alle urne nella speranza di avere un’ampia maggioranza grazie alla forzata uscita di scena di Berlusconi. Un progetto che sulla carta appare possibile se non facile, ma che dovrà scontrarsi con la maledizione di un passato che riaffiora e che non ha consentito né ad Occhetto nel 1994 né a Bersani nel 2013 di ottenere vittorie che sembravano annunciate.