Altro che declino (tanto caro alla sinistra…). L’ambasciatore Usa si presenta con un video nel segno dell’orgoglio italiano

John Phillips è il nuovo ambasciatore americano in Italia che sta già facendo venire l’ortigaria a una certa sinistra e ai radical- chic abituati a praticare lo sport dell’anti-italianità per snob e per vocazione. Pensate, il neo ambasciatore – che ha voluto presentarsi in modo originale, con un video insieme alla moglie pubblicato sul sito della legazione Usa – si è detto «orgoglioso e onorato» dell’incarico che Obama «mi ha riservato». Rigorosamente in italiano, sua moglie, Linda dice qualcosa di altrettanto “sconcertante” per i plumbei cultori dell’immagine “noir” dell’Italia.  «Siamo entrambi molto felici per l’opportunità» di vivere nel vostro meraviglioso Paese». Avete capito bene, la signora Phillips parla di opportunità. Evidentemente da quelle parti non leggono Repubblica o Micromega, non hanno mai visto un film di Nanni Moretti. Ne avrebbero ricavato il clichet dell’Italia “infetta” dal berlusconismo che da vent’anni rende irrespirabile e invivibile questo Paese in costante emergenza democratica. Non sorge a molti il sospetto che la leggenda nera del “decadentismo italiano” – non letterario ma politico – non sia percepito se non in una ristretta cerchia elitaria e fuori dal mondo? I siti web in imbarazzo ironizzano sui modi informali di Phillips che, sorridente, fa un po’ di amarcord: «Rappresentare gli Stati Uniti in Italia ha per me un significato speciale e personale», perché «sono il nipote di immigrati italiani, Angelo Filippi e Lucy Colussy» e «sono cresciuto in una famiglia italo-americana molto unita». Ma c”è poco da ironizzare. Il bello viene dopo. «Linda e io siamo stati in Italia decine di volte durante i nostri 40 anni di matrimonio». E poi: «Io ci sono stato almeno 50 volte negli ultimi dieci anni». Capito? Nel “clou” delle malefatte dell’Italia del Caimano, lui è stato da noi 50 volte e non si è mai accorto del “male di vivere” e delle macerie morali e materiali in cui versavamo… «Non vediamo l’ora di incontrare la gente in tutta Italia» affermano, «abbiamo imparato ad amare la cultura del vostro Paese» e si dichiarano impazienti di girare per «le vostre meravigliose campagne», «di giocare a bocce e di assaggiare i vostri meravigliosi prodotti regionali». Gusti nazionalpopolari? Ironizzare è facile ma la verità è che l’Italia è questa e il suo appeal fuori dai nostri confini non è in decadenza. Chi gioiva in cuor suo quando Merkel e Sarkozy ridevano di noi non può capire una verità così semplice. I professionisti dell’anti-italianità sono serviti.