11 settembre, dodici anni dopo: l’America ricorda i suoi morti ma stavolta preferisce il “low profile”

A dodici da quel terribile 11 settembre in cui Al Qaida ha scolpito nel sangue il capitolo più cruento della storia del terrorismo, lo spettro di quell’orrore deflagra ancora nel mondo, rievocato con inquietante veemenza soprattutto dalla questione siriana e dalle minacce di attentati riecheggiate in agosto, che hanno come noto costretto alla chiusura preventiva consolati e ambasciate americani disseminati nel mondo. Commemorazioni sotto tono quest’anno, dunque, decisamente ridimensionate rispetto a quelle degli ultimi anni, che vedranno il presidente Obama partecipare ad un evento celebrativo al Pentagono di Washington, dove si schiantò il terzo velivolo di linea. Intanto a New York sono già stati accesi i fasci di luce al World Trade Center, chiamati a illuminare quel luogo simbolo sprofondato nel buio dell’orrore terroristico e del sacrificio umano, in cui sventola a futura memoria la Freedom Tower. Mentre, parallelamente, il calendario delle manifestazioni in programma presenta come di rito diversi appuntamenti, tra cui spicca quello intitolato Table of Silence Project, un’esibizione di cento ballerini vestiti di bianco, che si esibiranno al Lincoln Center sulle note del flauto di Andrea Ceccoromi, chiamati a ricostruire coreograficamente in immagini, musica e danza, la tragedia di quel giorno. Cominciato alle 7.59, quando il volo American Airlines 11 decolla dal Logan International Airport di Boston: sul Boeing 767, diretto a Los Angeles, viaggiano 95 persone. Appena un quarto d’ora dopo, dallo stesso aeroporto, destinazione sempre Los Angeles, si alza in volo un Boeing 767 della United Airlines 175, con a bordo 65 persone. In quegli stessi minuti, il volo American Airlines 77 parte dal Dulles Airport di Washington: è un Boeing 757 che trasporta 64 persone, diretto a Los Angeles. E ancora, il volo UA93 decolla da Newark (New Jersey) alla volta di San Francisco. È un Boeing 757, con a bordo 44 persone. Sono appena le 8.40 quando cominciano ad arrivare le prime segnalazioni sulle ipotesi del dirottamento del primo aereo. Poi le conferme. Infine gli schianti: sul Word Trade Center. Contro Il Pentagono. I passeggeri del volo UA93, informati di quanto accaduto agli altri velivoli, si scagliano contro i dirottatori per prendere il controllo dell’aereo, che precipiterà in un campo della Pennsylvania, nei pressi di Shanksville. L’annuncio ufficiale, diramato da Bush rientrato in fretta e furia alla Casa Bianca, risuona nelle tv di tutto il mondo: l’America è sotto attacco. Oggi, a distanza di dodici anni da quella terrificante giornata di sangue, torna la paura, rinfocolata nelle ultime settimane dal precipitare degli eventi in Siria, anche se nelle ultime ore le tensioni tra la Casa Bianca e Bashar el Assad sembrano stemperare la durezza dei primi intenti belllici annunciati giorni fa da Obama, e la via diplomatica si avvia a prendere il sopravvento. Sullo sfondo resta però l’avvertimento lanciato dal presidente siriano su possibili ritorsioni contro gli Stati Uniti in caso di attacco in Siria, allertando gli americani terrorizzati dal tornare ad essere nuovamente bersaglio mobile di efferate ritorsioni.