Università, matricole alle prese con il meccanismo perverso dei test d’ingresso

Ultimi giorni di preparazione per i circa 115 mila diplomati che hanno deciso quest’anno di iscriversi ai corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale. La prossima settimana cominciano i test d’ingresso. I primi a partire saranno gli aspiranti veterinari (10.812 iscritti), martedì 3 settembre. Il giorno successivo tocca alle professioni sanitarie, il 9 a Medicina e Odontoiatria e il 10 ad Architettura. Il drappello più numeroso è rappresentato anche quest’anno dai potenziali camici bianchi: 84.165 iscritti ai test per 10.157 posti disponibili, circa 15.000 domande in più rispetto allo scorso anno. Per tutti 60 domande e un massimo di 90 punti (1,5 punti per ogni risposta esatta, 0,4 per ogni risposta sbagliata, 0 punti per ogni risposta non data). La soglia minima per il superamento del test è 20 punti. Ma quest’anno entra in gioco anche il cosiddetto Bonus maturità: da 1 a 10 punti in relazione al voto ottenuto all’esame di Stato a condizione che lo stesso sia non inferiore all’80esimo percentile della commissione d’esame.

Per quanto riguarda Medicina quest’anno si darà più spazio ai quesiti che richiedono un ragionamento logico: 25 sui 60 complessivi. Ci saranno poi 5 domande di cultura generale, 14 di biologia, 8 di chimica e altrettante di fisica e matematica. Cento minuti per risolvere il tutto (erano 120 lo scorso anno ma per 80 quesiti). Il Codacons a fine luglio ha annunciato un megaricorso contro i test di ammissione alla facoltà di Medicina. Il ministro Carrozza, augurando via Twitter ‘in bocca al lupo’ ai futuri medici, ha ammesso che per questa facoltà “la situazione è complessa” (platea vastissima rispetto ai posti disponibili), ma ha espresso perplessità sull’ipotesi, avanzata da alcuni, di sostituire i test con una selezione sulla base degli esami fatti. “Sul fatto che sia meglio selezionare dopo un anno di esami ho qualche dubbio perché si tratta -ha spiegato oggi dai microfoni di Radio Uno – di un anno perso per chi non riesce a proseguire nello studio della medicina. La mia esperienza è che la vocazione del medico si vede più avanti e non certamente dopo un anno”.