Torna Rosy Bindi, la “guerrigliera” dell’antiberlusconismo. Ma è roba da antiquariato

Rieccola, è lei, è Rosy Bindi che, dopo un lungo silenzio – rotto solo da qualche esternazione piena di stizza – ha fiutato che è il momento buono per tornare in gioco. Siamo in una fase politica delicatissima e lei ha colto al volo l’occasione per intrufolarsi nel confronto, sgomitando e alzando la tensione: per anni si è cibata di antiberlusconismo e quindi ora può dare sfogo a tutto il suo repertorio, specie alla luce della sentenza della Cassazione. E chi se ne frega degli appelli di Napolitano, lei esordisce dicendo che il governo Letta «non è nato per la pacificazione» e trova la scusa del “veto” a qualsiasi salvacondotto per il Cav. La furbizia mediatica è tutta in questo parallelo, che ricalca i vecchi ragionamenti della sinistra pre-elettorale, il giaguaro da smacchiare, il “nemico” da abbattere. La Bindi lo fa in un’intervista a Repubblica dopo essersi distinta, nei mesi scorsi, come l’unica paladina dell’Imu, seguendo pressappoco la logica del «pagate tutti, la tassa sulla prima casa deve rimanere perché altrimenti vince Berlusconi». Poco importa se c’è stata una lesione del tessuto democratico e se l’audio dell’intervista al giudice Esposito è uno dei documenti più agghiaccianti della nostra Repubblica. Per la Bindi quel che conta è la “vendetta”: «Prima di tutto chiediamo un passo indietro di Berlusconi che è la condizione dirimente per consentire la collaborazione politica con il suo partito». E sul tema della giustizia taglia corto: «Non è nel programma. Per quanto mi riguarda sta fuori». Già, per quanto le riguarda, non certo per tutti. La Bindi dimentica di essere stata messa nelle retrovie proprio dal suo partito e che il suo consenso è ai minimi termini. E che non si può vivere perennemente di antiberlusconismo, col rischio di un’indigestione politica. E che non si può essere contro la pacificazione. Non a caso lei, come tutti ricordano, era “amica” dei pacifisti arcobaleno e dei no-global, che di “pacifico” avevano ben poco. Ma erano altri tempi. E per lei erano “bei tempi”.