Tensione nella maggioranza, il Pd si spacca anche sull’invito di Letta a cambiare la legge elettorale

Il barometro della tensione tra Pdl e Pd torna a segnare “tempesta”, sia per le vicende di Silvio Berlusconi che sul fronte della legge elettorale. Mentre il Pdl alza la guardia sulla votazione riguardante l’incandidabilità di Berlusconi prevista in settembre nella Giunta del Senato, si riaccende la polemica sulla legge elettorale, unica “uscita di sicurezza” in caso di elezioni anticipate. Enrico Letta ha rassicurato sulla tenuta del governo al meeting di Rimini ma l’indomani Renato Schifani allontana bruscamente le prospettive di una intesa sulla più urgente delle riforme: «Non ci sono margini di avvicinamento tra Pdl e Pd», dice il capogruppo Pdl al Senato che distingue tra la fretta di Letta di recepire le osservazioni avanzate dalla Consulta alla legge elettorale e quella, ben più politica, di incassare la riforma prima di un eventuale temporale settembrino sul governo. E il Pdl ripropone la tradizionale posizione del partito di Berlusconi:p rima le riforme nel loro complesso e solo dopo la legge di riforma elettorale. «Preferisco non comprendere altre motivazioni che non mi piacciono, come quella di fare una legge elettorale per andare a votare subito. Noi siamo per le cose lineari e per mettere in sicurezza l’attuale legge. Noi diciamo no al ritorno del Mattarellum», spiega l’ex Presidente del Senato. Insomma punto e a capo.

La polemica sulla legge elettorale squote però soprattutto l’interno del Pd, dove il renziano Roberto Giachetti accusa Anna Finocchiaro di aver “scippato” alla Camera la discussione sulla riforma col solo intento, visti i numeri a Palazzo Madama, di dar maggiore forza contrattuale al Pdl evitando così la cancellazione del Porcellum. Il malizioso obiettivo sarebbe quindi quello di una contrattazione strisciante sulla sola modifica della attuale legge Calderoli non la sua cancellazione. La Finocchiaro non raccoglie l’accusa e replica solo al Pdl ricordando che il Senato ha votato la procedura d’urgenza per la legge elettorale. «È una priorità per il paese», chiosa il Presidente della commissione Affari costituzionali. Intanto Giorgia Meloni (FdI) rilancia il progetto di riforma che va ben oltre il ritorno al Mattarellum che “non garantisce la stabilità e la governabilità”. FdI propone il premio di maggioranza al Senato come alla Camera; abolizione delle “scandalose” liste bloccate e voto di preferenza. Ma soprattutto introduzione di una soglia minima sul premio di maggioranza così come richiesto dalla Corte Costituzionale.